martedì 27 marzo 2018

Il malessere di una generazione. Fuoco Fatuo di Drieu La Rochelle edito da Passigli Editori.



Il 5 novembre 1929 lo scrittore surrealista Jacques Rigaut, uno dei più cari amici di Drieu La Rochelle, si toglie la vita. "Fuoco fatuo", pubblicato due anni dopo, è il romanzo-testimonianza ispirato dalla sua tragica fine, ma anche l'affresco di un'epoca tormentata che ha avuto in Drieu uno dei suoi più grandi cantori. Alain, il protagonista del romanzo, è il prodotto di una società alla deriva e al tempo stesso un uomo in rivolta, che rifiuta il mondo degradato e privo di valori «eroici» che lo circonda. Lo scrittore francese diventa qui l'osservatore quasi scientifico, per implacabilità e minuzia di analisi, degli ultimi giorni di un uomo che, già sconfitto dagli eventi e dalla droga, ha deciso di compiere l'unico gesto individuale ormai possibile per sfuggire alla menzogna dell'irrealtà quotidiana e per aderire, finalmente, alle cose. 


Parliamo oggi e spesso del disagio dei giovani. Del loro desiderio talvolta di uccidersi e consideriamo questa loro azione un atto incosciente. Il suicidio nei giovani è sempre stato visto come un atto violento privo di qualsiasi forma di raziocinio. Ma non siamo stati mai capaci di leggere il loro pensiero. Fuoco fatuo esce nuovamente in Italia dopo le edizioni precedenti di SE e Mondadori. Tema principale più del suicidio è quel senso di solitudine che non porta a nessuna forma di speranza. Al centro del romanzo vi è un uomo distrutto dalla droga e cosciente che la vita dei "salotti" non porta sicuramente a qualcosa di produttivo. Potremmo definirlo un uomo insensato e inutile, inattivo e impotente nel stare al mondo. Nessuna felicità, niente soldi e quindi rimane l'inettitudine del vivere. Il protagonista Alain è così. Un povero illuso dalla società che però ha capito molto della vita. Ma è anche un romantico annoiato e la stessa noia lo porterà ad una scelta inevitabile. Rimane la droga la sua unica forma di dipendenza che comunque non riesce a togliere. Alain rappresenta il "diverso" della società. Separato dalla moglie Dorothy il culmine del disagio viene rappresentato nell'ultima cena in una ricca casa dove il malessere del protagonista si percepisce fortemente. Alain trova appigli negli oggetti. Diventa un uomo materialista. Pur essendo di bella presenza con i suoi trent'anni a poco a poco viene lasciato da solo tutti anche da chi definiva un suo grande amico. Anche nella clinica per disintossicarsi Alain non ha le giuste attenzioni. e la morte gli rimane il suo unico strumento per mettersi in comunicazione con gli altri. 
Il libro breve ma intenso di emozioni è una parata di ipocrisie. Dame dalla risata facile ma che nascondo enormi frustrazioni e l'egoismo e la falsità che tengono in piedi la società. E una frase colpisce il lettore: La vita non andava abbastanza in fretta in me, devo accelerarla.
Fuoco Fatuo esce per Passigli Editori in una nuova traduzione a cura di Maurizio Ferrara. Una traduzione dal mio punto di vista impeccabile e precisa che rende il volume davvero prezioso.
Un classico francese che va assolutamente letto. E una volta letto il libro è d'obbligo vedere il film del 1963 del regista Louis Malle con un grande Maurice Ronet.
Buona lettura e buona visione del film. 

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