sabato 31 dicembre 2016

Quel giocatore che dimentica l'amore.

Roulettenburg quel nome che ricorda la Roulette. È così che Dostoevskij ambienta Il Giocatore uno dei romanzi più attuali dello scrittore russo. Scritto meno di un mese, 28 giorni e pubblicato nel 1866 il libro si deve ritenere un capolavoro in assoluto sul tema del gioco d’azzardo. Lo stesso scrittore russo lo concepì per pagare i debiti di gioco. Dostoevskij in questo piccolo capolavoro descrive anche le caratteristiche peculiari di alcuni europei. L’altezzosità tedesca, la ricchezza e l’eleganza inglese e la manipolazione tipica francese.
Aleksej, il protagonista, è un precettore di due bambini presso la famiglia di un generale russo dalle finanze dissestate, impegnato in particolar modo a fare la corte a M.lle Blanche. Si innamora però della figliastra del generale, Polina, e per compiacerla il protagonista gioca alla roulette. Ma sarà il gioco la vera ossessione del protagonista facendo passare in secondo piano l’amore.
Romanzo biografico perché lo stesso Fëdor giocava e perdeva in continuazione descrive bene gli stati d’animo del giocatore. L’irresistibile godimento nell’arraffare e rastrellare quando si ottiene una grossa somma ma anche la furia di risorgere se si perde. Ma con questo libro si scopre tutta la macchinazione dietro al gioco: i passaggi, i sotterfugi, gli inganni. Rispetto al romanzo la donna che salva lo scrittore russo è la sua moglie-stenografa che insieme hanno lottato e vinto contro la battaglia del gioco d’azzardo.
Dostoevskij si dimostra piuttosto intollerante sia con i tedeschi che con i francesi ma anche con la borghesia europea. Eppure il protagonista non dà un’immagine positiva. Lo potremmo definire una sorte di anti-eroe: borioso, autoritario, sperperatore, allocco, parassita, pagliaccio ben vestito dove vuol far apparire più che essere. Personaggio non meno rilevante è Antonida Vasil’evna. Vitale dispotica, capricciosa e aggressiva disprezzante dei luoghi alla moda. La nonnina impertinente usa un linguaggio pittoresco sovrastando tutti. Un personaggio, quindi, difficile da dimenticare.
Dostoevskij rimarrà nella storia in quanto scrittore. Non è un filosofo, non è un pensatore. Descrive la società dell’epoca in maniera asciutta. Ma dell’autore russo ricordiamo opere come Umiliati e Offesi, I Demoni e naturalmente il celeberrimo Delitto e Castigo. Sull’esperienza famigliare bisogna menzionare assolutamente I fratelli Karamazov.
Nel 2007 Giuliano Montaldo diresse I demoni di San Pietroburgo e Miki Manojlović interpreta il ruolo di Dostoevskij durante la stesura del Giocatore. Purtroppo il film non riscosse un grande successo di pubblico.
Un libro da leggere ancora oggi soprattutto per il problema del gioco come Gratta e Vinci che crea dipendenza a milioni di italiani sperando di arricchirsi con la “fortuna”. Un grande insegnamento quello di Dostoevskij valido tutt’ora. 


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