lunedì 27 aprile 2015

Collo di gatto bianco

Aveva combattuto la guerra delle Malvinas. Aveva visto i suoi compagni di scuola morire nel campo. Alla fine morirono 649 argentini e 1068 furono feriti. Anche gli inglesi morti furono un brutto numero. Ne morirono 255 e ne furono feriti 777. Aveva venti anni Jorge Luis Romero quando andò in guerra. Qualche tempo prima in Buenos Aires ci furono contestazioni civili a riguardo dei desaparecidos. Alcuni suoi amici d’infanzia scomparsi. Si diceva che venissero incarcerati, torturati, picchiati e che se sopravvivevano venire caricati su aerei e drogati per poi essere buttati in mare, i così detti voli della morte nel Rio de la Plata. Ma ancora peggio che anche gli adolescenti furono scomparsi in quell’età fragile. Rinchiusi nell’ESMA le donne poi subivano le peggiori pene. Alcune rimasero incinte. Partirono creature che mai videro crescere perché dati in adozioni e una volta dato alla luce il nascituro le donne venivano uccise e sotterrate. I piccoli venivano dati a famiglie di militari o poliziotti. Videla era stato un dittatore sanguinario. Poi la guerra intrapresa da Leopoldo Gualtieri convinto di suscitare uno spirito nazionalistico in Argentina contro il Regno Unito. Tentativo fallito. La Lady di Ferro non si lasciava certamente sottomettere dagli argentini e men che meno sopportava la giunta argentina che li considerava una banda di fascisti non tollerava quell’invasione di campo. Le Falklands per la Thatcher appartenevano alla Gran Bretagna e le rivoleva indietro. La guerra era finita a giugno e Jorge Luis era stanco di vivere in quella nazione che mai poteva essere considerata la sua nazione. L’Argentina era stata nazione che gli stava stretta. Decise di lasciare questa nazione. Insipida, violenta, vuota e priva di futuro. Non bastavano che un gruppo di donne si ribellassero per capire dove erano nascosti i loro figli e non bastava certo una guerra contro il Regno Unito per dare il senso di nazionalità. Lucho non disse nulla. Non voleva certo inimicarselo il suo amico Jorge. Beatriz non era delle più felici.
-          Dove andrai a vivere?
-         A Milano o vicino. In Italia. Comunque.
-          I tuoi l’hanno presa male immagino…- disse Beatriz.
-          Neanche più di tanto. Si sono trasferiti a Bahia Blanca. Vogliono vivere là con mio fratello Pablo che ha sei anni. Contenti loro…hanno venduto la casa di Buenos Aires e adesso lasciamoli felici in questa nazione che non sopporto più.
-          E cosa farai in Italia? A mala pena hai un diploma di scuola superiore. – disse Lucho.
-          Farò il cameriere e se posso andrò all’Università. Sempre meglio che starmene qua. In una nazione povera senza prospettive e senza che porti nulla di buono. Le donne si attaccano alle telenovele e non mi sembra che ci sia la possibilità di poter vivere.
-          Tragico…sempre tragico… - disse Lucho.
Jorge Luis partì con un aereo. Il viaggio era stato pagato dai suoi genitori. Trovò posto vicino a Milano, a Cesano Boscone. C’era una scuola d’italiano gratuita gestita dalla Chiesa San Giovanni Battista alla sera. Andò. Conobbe gli insegnanti. A Jorge gli affibbiarono un insegnante che conosceva spagnolo, inglese, francese e tedesco. Il responsabile della scuola gli trovò occupazione in un ristorante argentino in zona Lima a Milano. A vedere i suoi connazionali si commosse.
Il mattino presto andava in cucina. Imparò presto a cucinare quantità industriali per il ristorante El Gaucho. Gli italiani affollavano il ristorante sia durante la settimana che il week-end. Molti prendevano piatti di carne illusi che fosse carne argentina. Jorge Luis non si stancava nel lavoro. Poi due sere alla settimana il corso di Italiano.
-          Allora Jorge dimmi alcune parole con la B e altre con la V.
Il ragazzo riuscì a pronunciare le sillabe distintamente. Finita la scuola l’alunno se ne tornò a casa. Abitava in un appartamento in via Roma. Era una casa abbastanza povera e spoglia. L’aveva presa in affitto pagandola 200.000 lire al mese. Aprì la porta. Tutto era come rimasto. Si fece un bagno caldo. Il giorno dopo al lavoro doveva essere pulito. Mentre faceva scendere l’acqua caldo ricevette una telefonata.
-          Pronto? – disse il ragazzo sbadigliando dal sonno.
-          Sono tua mamma. Figlio mio come stai? Abbiamo ricevuto i soldi che ci hai inviati del tuo primo stipendio ma non dovevi. Pablo cresce e chiede di te. Noi stiamo bene. E tu?
-          Mamma sto bene. Sto per farmi un bagno. Domani mattina presto mi alzo per andare al lavoro. Ti chiamo io nel fine settimana. Promesso.
-          Fallo tesoro. Fallo….- disse la madre preoccupata.
Il ragazzo chiuse la conversazione. Mentre si stava lavando pensava a Buenos Aires. Se l’era dimenticata la capitale. Come se qualcosa nella testa gli avesse fatto cancellare la sua provenienza. Normale. Conosceva di più Cesano Boscone e Milano che la stessa Buenos Aires. Decise di imparare l’italiano perfettamente. Oltre alla scuola d’italiano per stranieri gratuita seguì un corso all’Istituto Dante Alighieri di Milano. Voleva in qualche maniera perdere la sua cittadinanza argentina. Del resto per lui Argentina significava guerra delle Malvinas e Videla. Volevo essere un perfetto italiano. Conoscere la letteratura che si faceva studiare al liceo. Con i soldi che guadagnava s’iscrisse.
Nell’istituto Dante Alighieri c’era una ragazza che insegnava la lingua italiana come lingua secondaria agli stranieri. Era nubile. Aveva ventitré anni. Un fisico perfetto. Alta, longilinea con una coda di cavallo bionda piuttosto lunga. La ragazza chiese cosa volesse il giovane.

-          Sono argentino. Volevo iscrivermi per imparare perfettamente l’italiano.
-          Vada in segreteria e compili la scheda che riceverà. Entro una settimana le sapremo dire il suo livello di italiano.
-          La segreteria è quella porta là vero?
-          Si. È quella porta là. Buona giornata.
Jorge compilò il modulo di richiesta e fece un test grammaticale tosto. Per una settimana non ebbe risultati. Un pomeriggio della settimana successiva lo chiamò a casa lo studio Dante Alighieri.
-          Signor Jorge?
-          Si sono io…
-          Sono Raffaella Marinetti dell’Istituto Dante Alighieri. Le confermo che il suo livello è quasi intermedio. Il Corso lo potrà frequentare di pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00 presso di noi. Si ricordi un quaderno e una biro. Per il libro ci pensiamo noi. La lezione partirà tal giorno. Saluti
-          La ringrazio. Saluti…
Jorge era contento che il corso sarebbe partito. Non sapeva chi fosse la sua insegnante. Intanto proseguì il suo lavoro. In cucina c’era sempre qualcosa da fare. Era abituato. E poi Milano gli piaceva. Il Duomo e i negozi del centro. Non si stufava nei tempi liberi. Poteva conoscere la città con tutti i suoi aspetti artistici. Per Jorge ogni giorno che passava a Milano e Cesano Boscone era motivo per essere felice.
Il fatidico giorno dell’inizio corso arrivò. L’insegnante era quella ragazza di ventitré anni che vide per la prima volta. Qualcosa la ragazza lo colpì di quell’argentino. Lui non se ne accorse. Lei invece lo osservò bene. Alto, fine, ossuto con quel naso un po’ aquilino, capelli neri che sembrava un corvo, il viso scarno ma con due occhi grossi. Non gli dispiaceva com’era fisicamente. Gli faceva pena il suo modo di vestire un po’ trasandato. Ma furbescamente non glielo fece notare. In classe c’erano inglesi, americani, giapponesi. L’unico nella stessa situazione di Jorge era uno spagnolo basso, pelato, bruttino con un’espressione poco intelligente. Era alquanto limitato. E lo si capiva dalle domande che poneva. La ragazza fece fare un giro di presentazioni. Toccò a Jorge.

-          Sono Jorge, argentino. Ho combattuto la guerra delle Malvinas…
-          Falklands…- disse Peter
-          E ho visto tanti miei amici scomparire…- concluse affrettato Jorge.
L’inglese e l’americano guardarono con aria di disprezzo quell’argentino. Veniva considerato un fascista. La lezione iniziò. L’insegnante spiegò il verbo essere e avere. Dando le regole grammaticali essenziali. Passarono due ore come previsto. Appena la lezione terminò gli alunni se ne andarono. Jorge stava andando via quando l’insegnante lo fermò in tempo:
-          Aspetta prima di prendere i mezzi.
-          Perché?
-          Perché abitiamo nello stesso paese. Cesano Boscone. Ho la macchina. Dove vivi?
-          Via Roma. Grazie Professoressa Marta.
-          Sei celibe vedo…
-          In Argentina non ci si poteva fare una famiglia. Era un disastro totale.
-          Io mi devo laureare in lingue. Ho una tesi da scegliere su questi argomenti: El Tunel di Sabato, Los siete locos di Arlt, Martin Fierro di Jose Hernandez, El sueño de los heroes di Bioy Casares o El Aleph di Borges.
-          Hai fatto letteratura sudamericana?
-          Più o meno. Si chiama letteratura ispanoamericana. Ma la nostra docente è fissata con l’Argentina. Che donna particolare non c’è che dire…
-          In che senso è fissata con l’Argentina?
-          Ma sì…legge gli autori argentini come se fossero certe divinità, si beve tanto di quel mate che dio solo sa dove lo trova. E poi adesso vuole ritornare a Buenos Aires per gennaio.
-          Si perché fa caldo. Perché es verano…
-          Estate….
-          Ecco si estate – disse con una conferma Jorge.
-          Jorge giusto?
-          Si?
-          Ascolta ti pago se mi dai una mano con la tesi. Non conosco bene questi autori. Forse li hai studiati bene in Argentina non è che mi fai mandare un manuale che avevi di letteratura che mi fa da supporto.
-          Si certo posso.
Passò un mese. Arrivò quel manuale. Marta conosceva il suo insegnante d’italiano dell’Oratorio. Era stato il suo primo amore. Poi per questione politiche si lasciarono. Lei, nazionalista convinta, alcuni stranieri non li sopportava. Lui, Federico, era molto democratico e non faceva distinzioni con nessuno. A casa di Marta Jorge Luis spiegò ciascun autore in maniera dettagliata. Marta rimase sbigottita della perfetta conoscenza della letteratura argentina imposta dallo Stato. Visto l’aiuto ricevuto e anche il fatto che il giovane argentino ci mettesse l’anima nello scrivere la tesi insieme alla ragazza, Marta decise di fargli un regalo con i fiocchi. Il vestiario non era dei migliori quello che aveva Jorge. Decise di portarlo in centro a Milano.
-          Volevo ringraziarti per il grande disturbo. Guarda qua…
Gli fece vedere una bustarella con cinquecentomila lire.
-          Ma sono soldi e sono tanti.
-          Lo so…fatti vedere….perfetto andiamo alla Benetton prima. Poi alla Levi’s e infine andiamo in un negozio di scarpe che conosco di Baggio che ha prezzi buoni. E infine il parrucchiere.
Fecero dello shopping sfrenato. Lei gli comprò due camicie. Una righe e una a quadretti. Una felpa blu, dei jeans e delle scarpe nuove. Poi lo portò da un bravo parrucchiere. Jorge non sembrava più lo stesso.
-          Almeno sei decente da guardarti e chiederti se ti vuoi fidanzare con me.
-          Cosa??? Io faccio il cuoco…non sono questo cervello…
-          Palle…Adesso a fine anno a giugno avrai il tuo certificato linguistico. Cosa avevi studiato a Buenos Aires?
-          Liceo, come da voi il liceo.
-          Perfetto. Continua a lavorare come cuoco e intanto dal prossimo anno ti iscrivi all'università. E lavorerai qui in Italia. Come finisci l’università ci sposiamo. Intesi?
Jorge Luis riuscì a laurearsi in tempo e perfettamente. Si sposò con Marta e al matrimonio ci furono sia gli amici di lui, argentini festaioli come non mai ma anche gli amici di lei. I genitori di Jorge erano felici che il loro figlio aveva trovato la strada per la felicità. Presero un gattino bianco in Argentina. Lo chiamarono Jorge perché il collo bianco del micio ricordava un po’ quello del loro figlio che adesso avrebbe vissuto per sempre in Italia. Jorge e Marta ebbero due meravigliosi figli. Lei continuava a insegnare italiano con la stessa passione. Lui insegnò spagnolo all’università sia lingua che letteratura ispanoamericana occupandosi prevalentemente della letteratura argentina. Ogni famiglia è felice. Ogni componente della famiglia è felice alla sua maniera.


Fine. 

Nessun commento:

Posta un commento