martedì 15 ottobre 2013

Le Fosse di Franco

Ci risiamo! Si ritorna a parlare di Guerra Civile Spagnola. Prima però vi faccio questa domanda semplice semplice: Può un paese democratico permettere che migliaia di cittadini fucilati come animali da parte di un regime dittatoriale rimangano sotterrati nelle fosse per diversi decenni? 
Eppure in Spagna accadde anche questo. Non che la cosa sia piacevole ma la Guerra porta morti di esseri sconosciuti. Naturalmente non saranno mai scritti nei libri di storia ma credo sia giusto o almeno doveroso ricordare quelle vittime di Franco che morirono nelle fosse. 
La scusa dell'esecuzioni sono davvero fantasiose. Angel Martìnez Ros fu ucciso il 30 novembre 1939 davanti alle pareti del cimitero di Ciriego a Santander. Lo incolparono che aveva indotto al suicidio Aurelio Dìez Villar, figlio di uno speziale il giorno 2 febbraio 1937. Queste accuse erano false. La vera ragione della fucilazione sembra che sia stato il fondatore del Partito Socialista a Renedo de Pielagos. 
Ma anche di altri uomini più o meno famosi la Storia spagnola è piena. Tra le donne bisogna ricordare Julia Conesa. Era une delle tredici rose, altre tante giovani fucilate ne cimitero dell'Este, oggi Almudena nella capitale spagnola. I prigionieri fucilati venivano per la maggiore dalle carceri di Ventas, Porlier e San Antòn durante i mesi posteriori all'aprile 1939.
La Guerra Civile Spagnola è piena di queste storie. Vittime nella Fossa C-3 di Malaga, vittime nella Fossa di Palma di Maiorca nelle Isole Baleari addirittura nei primi giorni dell'agosto del 1936 i falangisti non risparmiarono nessuno come nel caso di Sebastià Estades Canyelles solo perché militante del Partito Socialista. Ma la cosa non finiva lì. 
Se la guerra era morte il post-guerra era anche peggio. Nelle città come Madrid, Barcelona, Alicante e altre ancora ogni giorno c'era una fucilazione di prigionieri repubblicani, anarchici o comunque contrari alla dittatura di Franco. Le famiglie che erano lacerate, con perdita dei loro parenti scomparsi in circostanze misteriose, era all'ordine del giorno. 
Inoltre il periodo vissuto in carcere non era certo dei migliori. Tra puzza di rancido, porzioni di cibo scarso e altre situazioni poco piacevoli, la permanenza nelle carceri era più dura rispetto a chi "era libero". 
Prendendo in mano così, un po' per interesse, un po' per scoprire nuove vittime di Franco, lessi un libro piuttosto interessante. Las Fosas de Franco scritto da Emilio Silva e Santiago Macìas è un libro piuttosto chiaro e semplice. I resoconti fatti dai parenti dei morti è interessante anche se emana un senso di angoscia nelle storie vissute. 
A questo punto si ritorna sulla domanda iniziale. Come può un paese dal punto di vista culturale piuttosto elevato (La Regenta, La Celestina, Fuenteovejuna, La Dama Boba, La Comedia Nueva) ridursi in tal stato con una guerra fratricida e soprattutto senza molti pensamenti? In entrambi i casi, Franchisti assetati di sangue ma anche Repubblicani desiderosi di una rivincita hanno portato questa nazione ad una delle più grandi disfatte morali di tutti i tempi. Le fucilazioni franchiste sono iniziate dal 1936 e sono terminate nel 1975 anno di morte del dittatura. All'alba dell'ultimo sabato di settembre del 1975, cinque persone furono crivellate dai fucili fascisti in tre diversi luoghi dello Stato spagnolo. 
Le fucilazioni dei cinque prigionieri antifascisti, erano state ordinate da Francisco Franco, dittatore fascista. Era il 27 settembre 1975: Juan Paredes Manot "Txiqui" militante dell'ETA, venne fucilato verso le 8.30 della mattina vicino al cimitero Norte a Barcellona da un plotone di sei membri della Guardia Civil, tutti volontari del servizio di informazione fascista. Le guardie fasciste, spararono uno alla volta con accanimento i due proiettili che disponevano per l'esecuzione. Txiqui, morì cantando l'Eusko Gudariak, l'inno di resistenza basco. Angel Otaegui Etxevarria, anch'esso militante dell'ETA, venne fucilato nella prigione di Burgos, alle 8.40 del mattino, solo e senza testimoni.
Ramón García Sanz, José Luis Sánchez Bravo e José Humberto Baena, militanti del FRAP- organizzazione armata antifascista- alle 7.45 della mattina vennero portati in un poligono militare all'aperto a Hoyo de Manzanares, dove li aspettavano il plotone di fucilazione composto da membri della Guardia Civil e della Policia Nacional, tutti volontari. Ad un mese prima della morte del dittatore maledetto si mossero tutti per evitare un'ultima tragedia. Intellettuali, studenti, artisti e tanti altri ma questi ultimi tre militanti del FRAP furono fucilati tra le 9.10 e le 10.15. Un altro inutile bagno di sangue. Le esecuzioni dovevano essere un monito per quelli dell'ETA e anche chi erano contro Franco. Ma la democrazia nel giro di qualche anno avrebbe preso piede e allora la figura del Dittatore ne sarebbe rimasto solo un pessimo, triste ricordo lontano. Un uomo rimasto alla Storia solo per il male e non per il bene...ma questi sono punti di vista. 

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