lunedì 31 dicembre 2012

Tesi Le Collane Junior Mondadori Parte II



1.4 Gaia Junior

Una delle collane maggiormente apprezzate nella Junior Mondadori è la Gaia Junior.  La collana termina nel 1996, sebbene in contemporanea siano ristampati gli  stessi titoli con l’aggiunta di nuovi nella collana Junior Gaia per dare un senso di continuità. Ancora oggi essa è con questo titolo distribuita nelle librerie. È la collana che presenta il maggior numero di autori. Molti di essi diventano famosi nel decennio successivo ma comunque ottengono un enorme successo soprattutto nel giovane pubblico femminile, attratto anche dalle copertine.
Gli autori che vanno ricordati sono  Bianca Pitzorno, Robert Westall, Sandra Scoppettone, Natalie Babbitt, Christine Nöstlinger, Erich Kästner, Margaret Mahy, Patrice Kindl, Melvin Burgess,  Bette Greene e Astrid Lindgren.
Le nuove figure femminili proposte dalla collana si rifanno a modelli precedenti, specie a Jo di Le piccole donne. Le nuove ragazze descritte nei vari romanzi della Gaia sono autonome, rifiutano ruoli precostruiti e desiderano fortemente affermare la propria personalità. Talvolta si ribellano al contesto famigliare e creano una loro identità andando contro i pregiudizi della società.
In questa collana vi sono alcuni titoli significativi. Ronja di Astrid Lindgren propone la figura di una bambina capace di andare contro il volere dei genitori ma che comunque sarà la portatrice di pace tra la sua famiglia e la banda rivale. In Speciale Violante, che inaugura questa collana e nel suo sequel Principessa Laurentina della Pitzorno risaltano invece i cambiamenti fisici delle ragazze. In Principessa Laurentina l’autrice affronta anche  il tema della separazione e della morte. I due libri, tuttora letti a distanza di vent’anni, sono dei classici per gli adolescenti: la Pitzorno riesce ad entrare nel cuore delle ragazze per il linguaggio semplice ma al contempo fedele a quello delle ragazzine degli anni ’90.
Nella collana compare un’altra sua opera, una storia avventurosa che ha come protagoniste delle bambine:  Sulle Tracce del Tesoro Scomparso. In sintesi tratta di due ragazze che sono in vacanza in Sardegna assieme alla nonna che segue una troupe di archeologi facendo fotografie.
La protagonista Giulia, la nonna e la sorella minore si trovano ad abitare con una famiglia abbastanza povera; ad una festa locale, Giulia s'innamora di un ragazzo chiamato Pietro e i due si giurano eterna amicizia.
L'evento principale è il ritrovamento di un antico vaso nell'area di scavi archeologici, che viene rubato poco tempo dopo da Luca, un cacciatore di tesori. In realtà non è stato veramente rubato, ma mescolato dalla nonna di Giulia alle copie dei vasi per turisti e non identificato fino alla fine. Questo perchè la nonna voleva fare una sorpresa ai bambini riempiendolo di dolci per far credere loro di aver trovato " lo siddaddu", una sorta di pentola del tesoro. In realtà nello stesso punto dove viene trovato il finto tesoro ci sono anche i soldi che Luca doveva ricevere per il furto.
Il finale del libro è raccontato in forma epistolare dalla stessa protagonista. Giulia nella prima lettera che scrive  alla sua amica del cuore  racconta di essere tornata in Sardegna in inverno, di aver rivisto tutte le persone che conosceva e di aver lasciato Pietro pur conservando la sua amicizia. Nella seconda lettera, indirizzata alla nonna,  allega un articolo in tedesco in cui viene  dimostrata la colpevolezza di Luca e dei suoi soci; poiché il proprietario del denaro non si trova, il tutto viene regalato alla povera signora che li ha ospitati in estate.
Un problema diffuso tra i giovani è il mutismo nei confronti degli adulti. Un esempio è L’altra faccia del silenzio di Margaret Mahy. La protagonista, Hero, è come muta e sembra non partecipare agli eventi del mondo se non indirettamente. Ha diviso la sua vita in due: la vita “reale” e la vita “vera”. Questa mancanza di comunicazione, che a volte è di comprensione, altre di indifferenza, e che si manifesta anche con i coetanei, non coincide con la scelta di stare fuori dal coro, né ha impedimenti oggettivi; è piuttosto un evidente senso di diversa e forse incompatibile identità.
Tra i Gaia che parlano di mutamento del corpo vi sono La figlia della luna sempre di Margaret Mahy, Eva di Peter Dickinson e infine Il gufo innamorato di Patrice Kindl. Eva[1], una tredicenne dai lunghi capelli neri e dagli occhi azzurri, si sveglia un giorno paralizzata. I genitori le confidano che, a causa di un grave incidente d'auto, il suo corpo è rimasto profondamente lesionato, così una scienza progredita ha trapiantato il suo cervello nel cranio di uno scimpanzè, che diventa una "nuova Eva".
Ella impara a convivere con un corpo estraneo, nello stesso tempo prende coscienza che non potrà vivere come i suoi coetanei. Quando riacquista l'uso di tutti i muscoli, Eva ricomincia ad andare a scuola, sempre accompagnata da una scorta in quanto, essendo l'unica ad essere sopravvissuta all'esperimento, diventa una star.
La televisione e la radio le fanno molte interviste che le fruttano molti soldi, ma nel suo inconscio ella sogna la libertà. Un suo amico regista, di nome Grogg, le dà la possibilità di girare un documentario sulla vita dei pochi scimpanzè rimasti rinchiusi negli zoo o in centri di ricerca scientifica. L'unico modo di sopravvivere per gli scimpanzè è, così pensa Eva, di ritornare liberi e riuscire a procurarsi il cibo da soli. Così in un giorno di tempesta riesce a fuggire insieme ad altri sei scimpanzè: mentre questi sono, poco dopo, catturati di nuovo, lei e un maschio raggiungono un luogo disabitato e formano un nuovo branco.
Eva insegna ai figli a scegliersi il cibo, a piantare alberi dai frutti commestibili e a costruirsi dei giacigli; quindi trasmette loro le conoscenze umane dando così origine a scimpanzè intelligenti.
Questo libro dovrebbe essere letto più volte soprattutto a diverse età perché quando si e' piccoli si capisce solamente la storia, poi con il passare degli anni si troverà la risposta a certi interrogativi come: fino a che punto l'uomo ha diritto di disporre della vita e della sofferenza degli animali per scopi personali? E fino a che punto può spingersi la scienza nel manipolare il corpo umano?.
Mutamenti naturali con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza sono al centro di  La figlia della luna[2]. Il libro racconta  la storia di Laura Chant, una ragazza di quattordici anni apparentemente del tutto normale. Vive con la madre ed il fratellino Jacko da quando il padre li ha lasciati per andare a vivere con la sua nuova ragazza. Però Laura ha qualcosa in più, qualcosa di speciale: ha la capacità di sapere in anticipo, qualche volta, quando qualcosa di brutto sta per accadere.
Così un mattino sente una voce che le dice "sta per succedere" e la sua immagine nello specchio sa qualcosa che lei ancora non sa. Quella sera, quando Laura va a prendere Jacko dalla babysitter, una piccola botteghina d'antiquariato ha riaperto riempiendo la vetrina di oggetti meravigliosi e Jacko vuole assolutamente entrare a vedere.
Dentro la bottega c'è un vecchio di nome Carmody Braque  che con la scusa di appiccicare un adesivo sulla mano di Jacko gli imprime il suo marchio. Da quel momento le condizioni di salute del bambino iniziano a peggiorare sempre di più, fino a diventare disperate. Il medico ritiene che non ce la farà. La sola che ha capito la verità è Laura, ma ovviamente nessuno le crede: Carmody Braque in realtà è un demone.
E da quando gli ha impresso il suo marchio sulla mano si sta nutrendo della vita di Jacko. Così Laura è costretta a chiedere aiuto ad un suo compagno di scuola, Sorensen "Sorry" Carlisle, che è un ragazzo strano. E che è una strega, una strega maschio; così come sono streghe sua nonna Winter e sua madre Myriam, che avrebbe voluto una figlia per incarnare le tre forme della Dea: solo che la figlia in realtà è un figlio, Sorry.
Winter e Myriam non riescono a capire subito quello che è in realtà - una strega, appunto - e Myriam decide di darlo in affidamento ad una famiglia, dalla quale fugge anni dopo, dopo aver sopportato per anni disprezzo e botte e dopo essersi "guastato" nelle emozioni. Sorry però è anche il solo che può credere a Laura. E la convince che c'è un solo modo per salvare il suo fratellino.
Laura si trova già sul confine fra il mondo magico e quello comune, con le sue premonizioni, quindi può attraversare quel confine una volta per tutte, compiendo una metamorfosi che la renderà per sempre una strega, ed essere lei stavolta ad apporre il suo marchio a Carmody Braque.
La Mahy cerca di rendere reale il racconto con descrizioni perfette. Il passaggio più bello di questo libro è il seguente:

Con l'intervento della tigre la foresta mutò, diventando più vecchia e tenebrosa. Tra gli alberi invasi di muschio l'unico suono era un tenue gocciolare e strisciare di acqua lontana. Laura avvertiva adesso un dolore al collo e alle spalle, come se dovesse far forza contro intangibili ostacoli, e vagamente pensò che potevano essere qualcosa come il passato, o la realtà: perché si vedeva fluttuare incontro un continuo corteo di ombre che passavano oltre, procedendo in direzione opposta rispetto a lei - e rispetto alla tigre, che ora l'accompagnava a distanza, scivolando tra gli alberi di fianco al sentiero. Vide gnomi, principi perduti, bellissime fanciulle che si erano votate al silenzio per salvare i fratellini tramutati in cigni o corvi, fanciulle mutilate che piangevano sulle loro braccia d'argento, e poi esseri più semplici e tre orsacchiotti e Cappuccetto Rosso, e bambini smarriti che trovavano la strada di casa, e bambini smarriti che non la trovavano e i pettirossi li coprivano di foglie. A un certo punto la strada si divise, ma il vero sentiero era sempre segnato dalla sua goccia di sangue, e Laura la seguiva fedelmente.
Alla sua destra un unicorno si inginocchiò a tuffare il suo corno in una conca d'acqua, sorvegliato dai luminosi occhi delle primule; a sinistra tre impiccati caddero e si disgregarono tra macchie di fiori lucenti, e variopinte farfalle si calarono a nutrirsi della loro corruzione. Al suo passaggio gli alberi la chiamavano, taluni con voci seducenti, altri in tono straziati, e anche Laura cominciò a sentire un martellante dolore che le pulsava nella schiena e nel petto. La strada s'andava coprendo di rovi, e lei continuava a graffiarsi e a sanguinare. Seguendo il sentiero s'addentrò in una foresta di mostri: un albero di serpenti; un albero di rosee mele che, viste da vicino, si rivelarono i cuori di aztechi condotti al sacrificio. Oltrepassando un cespugli con i rami culminanti in piccole mani alzate nell'aria (come se le minacciasse con un fucile) vide che sulla punta di ogni dito la scrutava un minuscolo occhio. Il sentiero continuava a coprirsi di un velo d'acqua: fra le crepe s'insinuavano cuscinetti di muschio e s'allargavano chiazze di melma verdastra. L'acqua saliva gorgogliando in minute bollicine; e le mattonelle, sempre più viscide e allentate, le tingevano di giallo. I rovi s'infittivano e Laura era costretta ad aprirsi il varco a colpi di spada: ma se ciò le consentiva di avanzare, faceva tuttavia sorgere altri problemi. La spada affondava facilmente tra i fusti legnosi, ma subito i rovi tornavano violentemente a rizzarsi e la sferzavano e urlavano con una voce che Laura riconobbe vagamente come la propria voce. E intanto, come se ogni colpo le venisse inferto sulla testa, sentiva una lancinante fitta di solore, seguita da uno spasimo di nausea. Nondimeno sapeva di dover seguire il sentiero, anche se l'acqua continuava a crescere: ormai, per andare avanti, doveva saggiare le mattonelle col piede, alla cieca. Così proseguiva, percorsa da brividi e nauseata dall'odore della melma, facendosi largo a colpi di spada fra gli urli e i contorcimenti dei rovi: e i rovi grondavano sempre di più del suo sangue. Nell'acqua, che ormai le arrivava alla cintola, si allungavano sinuose strisce scarlatte."Quanto ancora dovrò camminare?" si domandava. "Quanta strada ho già percorso?" E volse la testa e si voltò indietro, e nel medesimo istante una voce le scaturì dalla memoria ad ammonirla: "Non voltarti mai![3]"

Si tratta dunque di libri i cui protagonisti sono personaggi che hanno una vita solo apparentemente normale, oppure hanno difficoltà ad adattarsi alla realtà e scoprono di avere poteri magici.
Le storie da un lato propongono il tema consueto della lotta tra bene e male, dall’altro  sono metafora del passaggio dall’infanzia alla pubertà e del cambiamento fisico e psichico[4].
Difficile e, per alcuni aspetti, un po' sgradevole è Il Gufo Innamorato, romanzo che, in un crescendo di tensione e coinvolgimento, affronta il tema della diversità in un modo sicuramente originale.
La protagonista racconta in prima persona[5]:

 «Io mi chiamo Owl, ossia "Gufo". E il mio nome corrisponde esattamente alla mia natura. Sono centinaia di anni che , ogni due o tre generazioni, nella mia famiglia nasce un uccello rapace. (…) Meglio spiegare chiaramente la situazione, non vorrei che sorgessero equivoci. Di notte mi guadagno la vita in forma di gufo, tra i campi e i boschi che circondano casa mia. Di giorno sono una ragazza normale (più o meno) che frequenta il liceo cittadino.»

Il racconto parla dei cambiamenti dell'adolescenza (amori, amicizie, distacco dai genitori…), ma la trama dipanandosi porta sempre più sulle tracce del tema centrale ben più profondo e delicato. La vita di Owl, mutante, accettata pienamente dai suoi genitori e in grado di gestire bene questa sua diversità, procede parallela e lontana da quella di Houle, rifiutato e rinchiuso in manicomio dalla sua famiglia proprio per la stessa diversità non compresa e riconosciuta. E’ il padre di Houle che parla

«Si è sempre parlato, nella nostra famiglia, di una specie di maledizione: qualcosa di strano che spuntava ogni poche generazioni. Io la consideravo più che altro una pittoresca tradizione, e spesso ho pensato che si trattasse di una tara ereditaria. Più di una volta mi sono chiesto se tu ne fossi vittima.»

Le vite dei due ragazzi si avviano sempre più velocemente verso un punto di collisione. L'incontro e il riconoscimento non saranno immediati ma alla fine risolutivi.
E ben chiaro sarà il messaggio e l'invito a fare i conti con la propria diversità anche in rapporto agli altri senza chiusure, senza ghetti ma con un'accettazione piena gli uni degli altri.
La "lezione" arriva molto semplicemente attraverso Dawn, compagna di scuola di Owl e sua unica amica, disposta ad accettarla nella sua duplice natura

«Sì, proprio tu. So benissimo chi sei. Quello piccolo con gli occhi neri è Houle, o David, o come diavolo vuoi chiamarlo. Ma tu, gufo dagli occhi gialli, tu sei la mia compagna di scienze, vero?»

 ma che la invita a dare anche a Houle una possibilità:

«Parlo sul serio Owl. (…) Deve tornare a casa sua per sistemare tutto con i suoi genitori. (Houle) hai detto che non gliene fai una colpa se non hanno capito…Bene, allora dimostralo. Ora lo sanno: dai loro un'occasione. Tuo papà è biologo, scommetto che in un batter d'occhio potrebbe scoprire un sacco di cose sui gufi, non credi?»

Il libro affronta quindi il tema della diversità ma anche di un cambiamento fisico con il primo innamoramento. Rispetto a La figlia della luna il libro di Kindl è molto più duro, dunque indirizzato più al pubblico adolescente delle scuole superiori che a quello meno maturo delle medie.
Romanzi con ambientazione storica che meritano una certa attenzione sono quelli scritti da Melvin Burgess e Bette Greene. Il primo, autore anticonformista, scrive un romanzo che parla di eresie e di roghi: Il Rogo, che affascina le ragazze per la storia avvincente e al contempo cupa.
Bette Greene invece con L’estate del soldato tedesco e il suo sequel In cerca di Anton racconta una storia dai toni drammatici. Durante la II Guerra Mondiale, un gruppo di soldati tedeschi prigionieri viene destinato ad un campo di prigionia nel paesino di Patty Bergen, ragazza ebrea disprezzata anche dai genitori ed amata solo da Ruth, la serva di colore di casa Bergen. Patty conosce, durante un’uscita dei soldati, Anton, un ragazzo molto istruito contrario ad Hitler ed alla guerra ma arruolato nell’esercito tedesco e catturato. Patty rimane colpita dalla personalità del giovane e se ne innamora pur sapendo di non rivederlo più.
Un giorno, però, la ragazza riesce a scorgere Anton che scappa e gli offre rifugio all’insaputa di tutti. Passa un’estate e Anton deve ripartire per la Germania, ma la separazione è difficile per entrambi.
Durante quella estate, Patty impara i valori della vita e dell’amore da Anton, che al momento della partenza le dona il suo preziosissimo anello di famiglia in pegno del loro amore. Quando il padre scopre l’anello, la accusa di averlo rubato ma, con l’aiuto della polizia, si risale ad Anton, ucciso a New York mentre cercava di scappare. Patty confessa e viene condannata a sei mesi di riformatorio dove, però, solo Ruth le resterà vicino.
Il romanzo tratta un tema molto particolare e che difficilmente viene preso in  considerazione: come anche tra i nemici ci siano persone positive.
Di solito accade che si giudichi male tutto il gruppo senza considerare i singoli. Anton è anche lui una vittima del nazismo.
Solo Patty, pur essendo ebrea, riesce a considerarlo un amico e a capire il suo problema. I due giovani, pur così diversi, non fanno distinzione di nazionalità o religione.
Un altro aspetto del romanzo interessante, ma che trovo molto triste, è come i genitori di Patty disprezzino la figlia a tal punto da rinnegarla quando scoprono la verità su Anton. Credo che  loro abbiano coltivato un forte rifiuto verso la figlia.
Infatti, in ogni aspetto della vita quotidiana la respingono perché Patty non risponde all’immagine della bambina tradizionale con pizzi e fiori. Questo odio incide sull’autostima della ragazza che diviene sempre più ribelle. Patty, però, conserva in sé una grande forza perché riesce a sopportare i genitori e a mantenere un segreto così grande come il nascondiglio di un ricercato.
Questa è una storia drammatica e avvincente, piena di insegnamenti e narrata con una rara maestria. Nel suo seguito la protagonista, Patty, ora diciottenne, va in Europa convinta di potersi dare le risposte, ma alla fine si convince che la vera pace la deve trovare dentro di sé. 
Sempre sulla tematica della guerra, ma vista con gli occhi di una bambina austriaca, è Due Settimane in Maggio di Christine Nöstlinger[6]. Ambientato nella Vienna dell’immediato dopoguerra: affamata, lacera, povera, sgradevole e talvolta grottesca dove le rovine del paesaggio ricordano le coscienze e gli animi lacerati dall’ultimo conflitto mondiale. Vienna è la capitale del precario, del corrotto, della borsa nera, dell’alcol di pessima qualità per sopravvivere, dei collaborazionisti  nazisti che sono riusciti ad evitare ogni castigo o epurazione. In questa capitale martoriata vive e cresce Christine dove scruta con una certa freddezza da far capire al lettore la diversità fra le ragazze di ieri e quelle di oggi. Insieme alla protagonista c’è Rudi, strano e diverso, progettano di rapinare una vecchia megera piena di soldi e al contempo Christine si innamora di Hansi. Ma alla fine del libro perderà anche lui. Adulta, dolce e mite chiede al padre:
 
È scoppiato a ridere e mi ha risposto che gli era sembrata la cosa più ovvia da fare. La mia attrazzione per Hansi era troppo forte e smodata, non riuscivo a pensare che nient’altro che lui. Mi avrebbe soltanto danneggiato. E se mia madre fosse venuta a saperlo avremmo vissuto un inferno. Ci sarebbero state solo scenatacce e discussioni. Nient’altro che urla e pianti. 
«L’ho fatto per il tuo bene» ha detto mio padre. Non gli ho creduto. Ancora oggi non gli credo. Semplicemente non sopportava che amassi qualcun altro quanto lui. Non ha voluto permetterlo[7]. 
 
Così, come nulla viene ignorato della sordida Vienna di quegli anni, al tempo stesso niente viene nascosto in un’educazione sentimentale che deve fare conti con le persone della famiglia amate. 
Omosessualità è un argomento presente anche in questa collana oltre che nella Supertrend. Camilla e i suoi amici di Sandra Scopettone mette in risalto un’America omofoba incapace di accettare le diversità. E sempre di diversità  parla Philip Pullman in Una ragazza color caffelatte. 
L’originale The broker bridge, è del 1990 ed è stato pubblicato in Italia nel 1993 nella Gaia Junior. L’incipit[8] è fulminante: nel cortile della scuola la piccola Ginny viene presa in giro con una di quelle filastrocche derisorie di cui è ricco il folklore infantile britannico: “Ini Mini, prendi stretto / Per il piede quel negretto”.
E quando la sera papà le fa il bagno, lei gli chiede di strofinarla forte perché è sporca e vuole essere dello stesso colore dei compagni. Adesso la sedicenne Ginny, di padre gallese e orfana di madre haitiana, una pittrice, pure lei dotata di talento artistico, si sente una bianca con la faccia nera. 
Ma quello razziale è solo un aspetto di una tematica più vasta e complessa che attiene al passaggio tra confini di mondi e stati psicologici diversi: infanzia e adolescenza, Galles e Caraibi, Europa e Africa, antenati bianchi forse negrieri e progenitori neri sicuramente schiavi, creatività dell’arte e conformismo familiare, sensualità e gentilezza (i ragazzi gentili non sono sexy e viceversa, ci si confida tra amiche).
Improvvisamente nella vita quieta e monotona irrompe un elemento di turbamento, un fratellastro sconosciuto, come un cuculo nel nido, e Ginny viene a sapere che i suoi genitori non sono sposati, lei è figlia illegittima, “bastarda”, e la madre forse è viva. 
La protagonista va alla ricerca della sua identità di adolescente attraverso i segreti e i misteri che la circondano e che Pullman sa comporre in disegno ordinato con la sapiente architettura narrativa di un feuilleton: la nascita illegittima, l’abbandono in orfanotrofio, il rapimento da parte del padre che finisce in prigione come pedofilo, il ricongiungimento, la comparsa dell’intruso, il mistero intorno alle due madri, la famiglia come incubatrice di veleni e nevrosi. 
Forse Pullman mette troppa carne al fuoco: per esempio il ragazzo nero, adottato e omosessuale, anche se il personaggio rientra nella polarità diversità/disadattamento.
Resta infine a Ginny – e ai lettori – la “consapevolezza dell’immenso dolore che può toccare a un essere umano” e l’intuizione che l’arte può essere una grande forza conoscitiva e salvifica, “una specie di woodoo, che si impossessa degli uomini e dà loro poteri sovrannaturali, come vedere al buio[9]”. 
Robert Westall viene pubblicato con due titoli davvero interessanti e che meritano di essere citati. Il primo libro s’intitola Una casa per Maggie. Tratta un tema insolito: la vita difficile di una  ragazza dodicenne, Maggie Adams, che a causa della morte di sua  madre deve prendersi cura della casa, dei suoi fratelli e di suo padre, un uomo abbattuto e sconfortato.
Ma nella vita di Maggie avviene un improvviso cambiamento: a suo padre viene offerto un lavoro, restaurare una villa separata dai paesi vicini, che, a parere di un famoso architetto, nasconderebbe un'abbazia medioevale.
Fin dal primo momento in cui la famiglia si stabilisce nell'edificio, Maggie si accorge che non e' una casa normale, poiché avvengono strani episodi, che non tardano a farle capire che la casa ha bisogno di lei.
Il tema della scomparsa di un genitore, il carico sulle spalle di una dodicenne, fanno capire quanto siano importanti i genitori. Westall, eccezionale come sempre, inserisce nel libro spunti di riflessione poiché le sue opere oltre che essere lette per il piacere devono far ragionare e formare le nuove generazioni.
Anche l’altro libro scritto da Westall mette in risalto il cambiamento e la maturità di una persona. Un posto per me è un magnifico romanzo sulla scelta di vita dopo gli anni di studi obbligatori. Ma di ritorno dal suo ultimo esame, Lucy, la protagonista, si trova ad affrontare situazioni che mai avrebbe immaginato, mostrando capacità inaspettate. Il libro quindi è una metafora della crescita e del diventare adulti passando per le vere difficoltà quotidiane per ritrovare la serenità. 
Da sempre il problema della separazione dei genitori ha coinvolto i bambini. Un classico che ha avuto molte trasposizioni cinematografiche è Carlotta e Carlotta di Erich Kästner. Il libro parla della problematica del divorzio in maniera fantasiosa. Il linguaggio semplice, efficace e al contempo riflessivo di Kästner fa sì che il libro sia piacevole per i bambini.
Due gemelle di quattordici anni che vivono separate, dopo il divorzio, l'una con il padre e l'altra con la madre, decidono di riunire i propri genitori, ma prima devono sbarazzarsi della fidanzata del padre.
La trasposizione cinematografica Il cowboy con il velo da sposa (David Swift 1961) è una dolciastra commedia sentimentale per famiglie della rinomata ditta Walt Disney. Il suo asso nella manica è H. Mills nella doppia parte. La stessa attrice interpretò, nel ruolo di madre, due sequels per la TV (Trappola per Genitori I e II nel 1986 e nel 1989).
Esiste anche un rifacimento del 1998 diretto da Nancy Myers. Nel 1954 il romanzo di Kästner fu trasposto nel film britannico Twice Upon a Time, inedito in Italia interpretato da Hugh Williams e Elizabeth Allan.
La Lindgren, autrice famosa per il Pippi Calzelunghe, viene pubblicata nella Mondadori Junior con un titolo che ha affascinato generazioni di ragazzi. Il libro in questione è Ronja (titolo completo è Ronja figlia dei briganti).
Figlia di un brigante, nata e cresciuta in un diroccato castello circondato da una foresta incantata, Ronja è una ragazzina imprevedibile e audace, che si muove senza timore tra creature fatate e i pericoli di una natura selvaggia. Sarà la sua contrastata amicizia con Birk, figlio del capo di una banda rivale, a portare infine la pace e la serenità nella foresta, appianando i contrasti che da anni dividono i loro padri, i briganti Borka e Matteo.
È una meravigliosa fiaba piena di poesia, che  parla di valori come l'amicizia e la solidarietà, disegnando il ritratto di una ragazza diversa da tutte le altre.
Natalie Babbitt[10], grande e pregiatissima scrittrice per l’infanzia e per la gioventù, spesso ritenuta negli Stati Uniti “la più grande”, ha ottenuto consensi anche in Italia. Nei Junior +10 viene proposto D come delizioso, nella Gaia si pubblica Gli Immortali e Gli occhi dell’Amaryllis, mentre nei Giallo Junior dei suoi libri c’è La strana scomparsa del signor Goody. Ne Gli Immortali la protagonista è una giovane, Winnie Foster, che una volta fuggita di casa, fa conoscenza con la famiglia Tuck. I componenti di questa famiglia sono degli “immortali” perché hanno bevuto da una fonte magica che li fa vivere per sempre. La protagonista dopo alcune vicissitudini dovrà fare una scelta. Bere da quella fonte oppure rimanere mortale. Il libro ottiene un buon successo e nel 2002 la Disney realizza un film con un cast eccezionale composta da Ben Kingsley, Sissi Spacek e William Hurt in concomitanza con la nuova traduzione di Beatrice Masini per la Fabbri dal titolo La fonte magica. 


1.5 Superjunior

La Superjunior è una collana nata anch’essa nel 1988, inaugurata con il titolo Willow, tradotto da Andrea Molesini. La serie della Superjunior propone titoli che spaziano dall’horror alla fantascienza, dal fantasy a storie di vita quotidiana durante il periodo della guerra e a tematiche più complesse come l’Aids e l’omosessualità.
La collana termina nel 1997 con il libro Il sogno di Albion di Roger Norman. Gli autori più letti e anche pubblicati sono Robert Westall, Christopher Pike, Melvin Burgess, Terry Pratchett, Jerry Spinelli, Ursula Le Guin e Margaret Mahy. La maggior parte sono autori stranieri famosi in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Tra gli autori italiani troviamo Ermanno Gallo e Cinzia Marotta. Quest’ultima ha riscosso un buon successo con il libro Futuro S.p.A.
La collana Superjunior ha una sua continuità nello stesso anno 1997 con la nuova collana Junior Super. Alcuni titoli precedentemente stampati nella Superjunior vengono riproposti nella nuova Junior Super. Altri invece sono collocati in  collane diverse, quali Junior Horror, Junior Fantascienza e Junior Fantasy.
Si tratta di  libri molto istruttivi e, sebbene alcuni siano andati fuori catalogo, sono ancora attuali. Diversi titoli sono stati selezionati per collane che sono nate successivamente, lasciando definitivamente la serie Superjunior.
Robert Westall  coinvolge il pubblico di ragazzi con le sue storie di guerra (in particolare la Seconda Guerra Mondiale ma anche la prima guerra del Golfo), con il fantasy I gatti del Seroster e con l’horror Viaggio nel Buio, dove i protagonisti dei racconti sono adolescenti alle prese con forze oscure.
La grande avventura, che è il titolo più noto in Italia, pur essendo ambientato in una certa zona dell’Inghilterra sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale, è davvero una storia senza tempo[11].
E’ difficile trovare tra i tantissimi libri e film, per ragazzi e per adulti, qualcosa che abbia la stessa capacità e la stessa efficacia simbolica nel rappresentare un’infanzia in guerra. Contemporaneamente, qui, della guerra, oltre al volto più immediato, si svela anche un lato che teniamo il più possibile nascosto, e che è un vero rompicapo pedagogico: la guerra è un’educatrice straordinaria.
A sottolineare la portata simbolica de La grande avventura, nel capitolo che Faeti in gran parte le dedica in I diamanti in cantina[12], Harry, il protagonista dodicenne, viene fatto accompagnare nel suo viaggio da tre cugini e numi tutelari che sono tre colossi della letteratura per ragazzi: Remigio di Senza famiglia, David di Il fanciullo rapito, e Huck Finn.
A fare dei quattro quasi un’unica figura è il loro essere orfani viaggiatori che, soli, devono improvvisamente lasciare la normalità della vita precedente e partire per una queste simile a quella dei cavalieri, fatta di prove iniziatiche. Così Harry, ritrovatosi senza casa e famiglia dopo un bombardamento, decide di andarsene, senza nessun aiuto: ma come nella scansione delle funzioni di Propp, l’eroe abbandona la casa, e s’imbatte in un aiutante magico, così gli si presenta Don, un cane lupo che lo accompagna sino alla fine.
Tutto  inizia da una condizione che anche il giovane Robert Westall ha conosciuto benissimo, e che gli rimarrà così impressa nella memoria da tornare più volte anche nella sua vita di scrittore:

«D’un tratto si udì un noto rumore metallico, come se un ragazzino facesse scorrere un bastone contro un’inferriata[13]».

Ecco, ho accennato, parlando dei temi di Westall, alla parola “guerra[14]”. In realtà non è esatto parlare di “guerra”, bisogna piuttosto fare i conti con quella particolare condizione bellica che è il bombardamento.
Non c’è mai azione, non ci sono fucili, baionette, non ci sono mezzi pesanti e trincee, ma solo bombe, proprio come avveniva davvero in Inghilterra durante il secondo conflitto.
E in fin dei conti il bombardamento, con le ore passate nei rifugi, l’impotenza, l’attesa e gli arrivi improvvisi, non è che una gigantesca e terribile metafora del vivere, e in particolare del vivere quando non si è ancora grandi.
In La grande avventura, Blitzcat, Una macchina da guerra, Golfo, si è immersi in questa dimensione. I protagonisti riconoscono dal rumore quali e quanti aerei stanno arrivando, e contano, sperando di poter arrivare a dire dieci. Per Harry fermarsi al “sette” significa iniziare il suo periodo di formazione: la casa crolla, il resto della famiglia scompare, e i soccorritori devono portarlo in qualche istituto per orfani.
Di lì la queste lo farà passare per diverse tappe iniziatiche, al termine delle quali c’è, come in tutti i viaggi di questo genere, il ritorno.
La famiglia c’è ancora, ma qualcosa è drammaticamente cambiato per sempre:

«Suo padre gli lanciò un’occhiata e Harry la ricambiò. Ci fu un lungo, lungo silenzio, in cui si dissero tante cose. Harry e suo padre non sarebbero mai più stati gli stessi. (…) Suo padre non aveva mai visto una sula che si tuffava in picchiata. Non aveva mai visto l’alba che sorgeva sulle onde nella baia di Druridge. Non avrebbe mai capito. Nessuno di loro avrebbe mai capito. Neanche la mamma. Harry era cresciuto, loro no. Harry era diventato troppo grande per la famiglia, come se avesse bevuto da una bottiglia magica, come Alice nel Paese delle Meraviglie

Il finale, in cui il protagonista acquisisce consapevolezza di essere diventato grande, più grande anche del padre, e per sempre, è straziante quasi più di tutte le enormità avvenute fino a quel momento sotto le bombe. Questo fossato che divide il giovane protagonista dagli altri, in particolare dalla maggior parte degli adulti, è ricorrente in Westall.
Nessuno capisce, e non c’è nulla da spiegare, perché chi è rimasto al di là non ha l’alfabeto per comprendere.
Credo che alla base di tutta l’opera di Westall, di tutti i quattro temi che più direttamente lo caratterizzano, per quanto diversissimi, tutto converga su uno stesso nucleo, difficile da definire. Certamente ha a che fare con l’iniziazione, ma non per forza con i riti di passaggio, che pure sono presenti.
È una sorta di coscienza improvvisa che c’è dell’altro, oltre a quello che viviamo tutti ogni giorno. Come se per qualche ragione ad alcune persone, ragazzi, per lo più, si aprisse un terzo occhio che permette di vedere una dimensione nascosta agli altri, e così obliqua da essere per loro assolutamente inavvicinabile.
Non si tratta di una capacità di creare mondi paralleli, ma di diventare depositari di una verità, e di accettare la responsabilità di conviverci nonostante gli altri.
È anche questa un’iniziazione, con pochi iniziati. E, come tutti i saperi segreti, comporta una solitudine accettata e adulta. Nulla a che vedere con la magia o il soprannaturale.
Ho l’impressione, a dirla tutta, che nemmeno i fantasmi appartengano al soprannaturale in Westall, e cercherò in seguito di spiegare perché.
In Golfo[15], altra bellissima storia di guerra, c’è una normale famiglia inglese che si trova di colpo a dover affrontare una misteriosa malattia che si è impadronita del figlio più piccolo: totalmente rinchiuso in se stesso in certi momenti della giornata, parla una lingua sconosciuta rivolgendosi ad interlocutori invisibili, si muove come se stesse perennemente giocando alla guerra, urla e impreca, finché un medico non si rende conto che la lingua con cui si esprime è l’arabo, e che in quei frangenti il suo corpo si muove come se fosse quello di un soldato in battaglia.
Ed effettivamente è così, perché il piccolo Figgis ha stabilito non si sa come un impenetrabile legame con un giovanissimo iracheno, un transfert che lo porta, lui che è fisicamente lontano migliaia di chilometri, direttamente sotto le bombe lanciate dagli aerei del suo paese.
Anche in questo caso tutto si basa su un realismo strettissimo, come a dire che fenomeni del genere possono davvero accadere, sebbene la scienza non abbia risorse per comprenderli.
L’evento inspiegabile che sorregge un impianto assolutamente realistico è una caratteristica che torna spesso in Westall: in Blitzcat per esempio la radice “bombardamento” e la radice “gatto” si incrociano nella miracolosa storia, che l’autore assicura essere vera e aver solo romanzato, di una gatta che per tornare alla vecchia e comoda casa, abbandonata con l’inizio della guerra, percorre da sola centinaia di chilometri[16].
Westall le fa compiere un tragitto che si può seguire sulla cartina dell’Europa, un po’ sulle zampe, un po’ in treno, in nave, persino su un aereo da combattimento; l’incredibilità del viaggio è sostenuta da un episodio di cronaca che dà l’avvio alla storia, in cui si riporta il caso di un gatto che avrebbe raggiunto il proprietario a 2400 chilometri di distanza.
Nell’idea platonica di gatto c’è senz’altro tutto questo, e che gatto sia sinonimo di mistero è sempre stato noto, da Cheope a Poe, passando per le streghe medievali.
Romanzi che parlano di cambiamenti fisici nei ragazzi sono Occhi di gufo e Ostaggi di Margaret Mahy.
Il primo fa parte del trittico che la Mahy ha ideato per ragazzi: The Haunting (Occhi di gufo), The Changeover (La Figlia della Luna) e The tricksters (L’esperimento di E. Carnival).
Come spesso succede anche i titoli tradotti lasciano desiderare: Haunting corrisponde a Messaggero, Changeover a Metamorfosi, Tricksters a Truffatori. Occhi di gufo, uscito presso la Dell nel 1982, viene considerato un romanzo a tutti gli effetti per ragazzi, mentre La Figlia della Luna uscito due anni dopo è considerato all’estero libro per adulti e tale valutazione ottiene anche L’esperimento di E. Carnival, pubblicato nel 1986.
In Occhi di Gufo il protagonista si accorge di avere poteri soprannaturali e sarà con l’aiuto delle sorelle che risolverà i problemi della famiglia e potrà crescere.
In Ostaggi leggiamo una strana amicizia, quella di Tris e Winda: lui piccolo e con gli occhiali, lei piena di iniziativa e capace di fare a botte come un maschio. Tutti e due, però, sono molto soli, e forse è proprio questo ad avvicinarli, spingendoli a cominciare un gioco bizzarro e avventuroso. Ma a un certo punto il ragazzo si renderà conto che la sua amica non sta affatto giocando e che un pericolo reale la minaccia: c'entra forse lo strano uomo col binocolo che da qualche tempo si aggira nei dintorni?
E perché, quando Tris guarda Winda, è perseguitato dall'ombra di un inafferrabile ricordo? La soluzione di questi misteri arriverà improvvisa, portando con sé un rischio mortale e un'incredibile rivelazione.
Si tratta di un altro affascinante romanzo di Margaret Mahy in cui avventura e problemi quotidiani si intrecciano sullo sfondo deserto e assolato della Nuova Zelanda.
Dolcemosca e la bambina di Melvin Burgess, celebre autore per il suo Billy Elliot, racconta una Londra più degradata.
Dolcemosca, 12 anni, che racconta, e sua sorella Jane, 14, vivono negli immondezzai di una Londra immaginaria schiavizzati da una delle tante sfruttatrici di periferia, ma quando trovano una neonata rapita sperano, restituendola, di cambiare la loro vita.
Tematiche attuali come razzismo, rapporti famigliari e il valore dell’amicizia si trovano nel libro Una casa per Jeffrey Magee di Jerry Spinelli che diverrà famoso in Italia per un altro suo libro intitolato Stargirl. Jeffrey Magee è un bambino americano che, rimasto orfano a tre anni, viene affidato agli zii che vivono come separati in casa in un clima di grande ostilità. Jeffrey resiste per otto anni a casa degli zii poi, all'età di undici anni, durante una recita scolastica, scende dal palco e inizia a correre: scappa, per cercare una nuova famiglia, una nuova vita. Corre per 300 chilometri, fino a giungere nella città di Two Mills, dove trovare una nuova famiglia sarà un'avventura complicata: Jeffrey dovrà continuare a correre e cambierà tante case prima di trovare la sua, perché la città è divisa dall'odio razziale, ed è difficile vivere nel quartiere nero se sei bianco e nel quartiere bianco se sei amico dei neri.
Per Jeffrey, meglio conosciuto "Mitico" per la sua grande velocità nella corsa e la sua imbattibilità a baseball, una sfida rimane insormontabile: capire il motivo per cui il colore della pelle può creare tanti problemi.
Con questo romanzo Jerry Spinelli, tra i più significativi autori americani per ragazzi, si è aggiudicato il Newbery Award, uno dei più prestigiosi riconoscimenti per la letteratura giovanile. La leggenda di "Mitico Magee" è narrata con una costruzione intelligente in cui i toni lievi, ironici e surreali delle sue imprese fanno da contraltare alla complessità degli argomenti trattati: si affronta il tema dell'abbandono, della difficoltà di crescere in famiglie problematiche e della possibilità di trovare nuove famiglie grazie a legami affettivi non "istituzionali", ma soprattutto si parla di razzismo e pregiudizi sociali, visti con gli occhi e con la logica disarmante di un ragazzo che impara suo malgrado le dinamiche della discriminazione razziale.
Jeffrey non si sottomette al razzismo dei bianchi né a quello dei neri e insegna ai lettori il coraggio di rivendicarsi straniero nella propria città, pur di attraversare e infrangere coraggiosamente le frontiere invisibili che dividono i quartieri e la popolazione di Two Mills.
Il libro riscuote un tale successo che nel 1996, due anni dopo la sua prima uscita in questa collana, è riproposto ne I Miti Junior.
Tra i fantasy che rappresentano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e l’età adulta c’è Il mago di Ursula Kroeber Le Guin, celebre scrittrice per un altro romanzo tradotto dal titolo La mano sinistra delle tenebre, per il quale ha ottenuto i maggiori riconoscimenti per la letteratura fantastica.
Il mago è il primo dei racconti  del Ciclo di Earthsea, che hanno come protagonista il giovane Ged[17]. Questi compare la prima volta nel romanzo Il mago di Earthsea, con il nome di Duny, nome che all'ingresso nell'età adulta verrà cambiato in Ged dal suo futuro maestro di magia. Nel corso del romanzo Ged si presenterà con lo pseudonimo di Sparviero poiché, nelle terre dell'arcipelago, conoscere il vero nome di qualcuno significa poterne disporre, avere potere su di lui.
Ged studia nella scuola di magia di Roke. Questa è apparentemente l'unica scuola di magia nell'arcipelago in cui sono ambientate le vicende del romanzo, è un edificio dove i giovani promettenti, conducendo una vita simile a quella che avrebbero potuto condurre dei novizi in un monastero, imparano la magia fino a guadagnare la qualifica di Mago, ottenendo il bastone e la possibilità di fregiarsi del titolo di mago di Roke.
È qui che il giovane Ged, lasciato il suo primo maestro, compie i primi passi verso il suo futuro di mago, tra l'amicizia e l'invidia dei compagni, la benevolenza dell'arcimago a capo della scuola e il fatale errore da lui compiuto che scatenerà nella sua esistenza un male sconosciuto.
Anche questo titolo registra un buon numero di vendite e infatti viene pubblicato successivamente ne I Miti Junior,  poi nella collana Junior Fantasy, e a partire dal 2005 negli Oscar Bestseller.
Sempre tra i fantasy di maggior successo c’è Il Popolo del Tappeto di Terry Pratchett. The Carpet People, edito in Italia come Il Popolo del Tappeto, ha avuto la sua prima pubblicazione nel 1971. In seguito il romanzo è stato riscritto dall'autore e dato nuovamente alle stampe nel 1992.
The Carpet People contiene molte delle basi dell'humor e dei concetti che andranno a costituire le fondamenta del ciclo di Discworld, il Mondo Disco. La storia narra il viaggio della tribù dei Munrungs attraverso il loro mondo, "the Carpet" (il Tappeto).
Il paesaggio è composto da foreste di setole, il suolo è ricoperto da grani di polvere, oltre il sottosuolo c'è "the Floor" (il Pavimento). I Munrungs sono costretti a mettersi in viaggio dopo che il loro villaggio è stato distrutto dalla forza devastante del fenomeno naturale chiamato Fray, probabilmente un’aspirapolvere.
Protagonista della storia è Snibril, dotato dell'abilità di percepire con alcuni minuti di anticipo l'arrivo di Fray. E' fratello di Glurk, il capotribù.
Altra figura importante è quella dello sciamano Pismire. Le fonti di materie prime del Tappeto sono un penny per il metallo e dei mozziconi di fiammifero per il legno, mentre la vernice viene grattata dalla gamba di una sedia.
Edito in Italia nel 1992 da Arnoldo Mondadori nella collana Superjunior con numero 67, Il popolo del tappeto è stato tradotto da Angela Ragusa. Nel 1996 è stato pubblicato nella collana I Miti Junior numero 5, nel 1999 è nella collana Junior Fantasy con il numero14.
Tra gli autori horror più in voga in questa collana c’è Christopher Pike. La paura da sempre è tema fondante della letteratura per ragazzi, ma in questi ultimi venti anni ha assunto forme quantitativamente e qualitativamente inedite. Si è recuperata la figura classica dell’orrore creando talvolta controfigure.
Nella “scuola” anglosassone è emersa un’ibridazione tra gotico e grottesco con storie paradossali e iperboliche, pervase dal puro gusto per l’invenzione fantastica.
Per i più grandi gli autori migliori, Pike e Westall, sono riusciti a giocare sul significato simbolico dei personaggi tipici del genere, facendone emergere le caratteristiche più vicine ai turbamenti dell’adolescenza: la metamorfosi e il corpo, le prime pulsioni sessuali e il confronto con la morte.
Con i romanzi di Christopher Pike ritroviamo queste caratteristiche. La saga per eccellenza in questione è L’ultimo vampiro. Tra il 1994 e il 1996 si sono pubblicati i primi tre volumi: L’ultimo vampiro, Sangue di tenebra, Dadi scarlatti.
Quando nel 1997 la Superjunior passa a Junior Super, alcuni titoli vengono spostati in altre collane. Tra le varie proposte troviamo un libro di Melvin Burgess La tigre.
È la storia di un ragazzo inglese, Steven che stringe un'amicizia particolare fatta di sguardi e silenzi con Lyla, una femmina di tigre siberiana che vive in un centro della sua città dove un grande numero di tigri sopravvive protetto in un'area recintata.
Questo fino a quando l'ambizione di un oscuro uomo della Triade (la potentissima mafia cinese) che vede in Lyla la tigre di una leggenda porterà ad eventi drammatici e la furia della tigre si scatenerà contro tutti gli umani che hanno osato attaccare i suoi simili.
Mentre tutti cercheranno di uccidere Lyla e quest'ultima darà mostra della sua forza, Steven sarà il solo a capire veramente quanto lei sia speciale e cercherà di far di tutto per fermarla nella sua vendetta e per salvarla.
Ci sono davvero parti di questo libro molto belle e poetiche; inoltre esso rimane giustamente duro e crudo dove deve esserlo e le tigri non sono umanizzate (nemmeno Lyla in maniera eccessiva), e  l'istintività è espressa sempre bene. Inoltre ci sono almeno un paio di sequenze irrealistiche  che avrebbero potuto spezzare il filo della storia e invece sono ben scritte e catturano l'attenzione del lettore dando al libro quell'alone di fantasia che costituisce il cuore della trama.


1.6 Giallo Junior

Ordine e disordine per avere di nuovo ordine. Tutti conosciamo questa progressione tipica del giallo[18]. Forse per questo il genere ha sempre avuto un posto privilegiato nella letteratura per i più giovani. Già negli anni Trenta è presente nella Biblioteca dei miei ragazzi della Salani[19].
La produzione editoriale degli ultimi anni del secolo scorso si è arricchita di storie indirizzate a lettori molto giovani e non solo: storie con animali come protagonisti, La società dei gatti assassini, vero libro cult in Germania, Inghilterra e Giappone, o con piccoli investigatori, in cui l’eccessiva semplificazione dell’intreccio ha spesso danneggiato la qualità del testo. Anche nel giallo, come nel fantasy, rimane la distinzione del buono e del cattivo, benché in maniera più evidente, e l’inquietudine è un elemento fondamentale nella psicologia dei personaggi.
La collana Giallo Junior nasce nel 1990 e termina nel 1997 con Sotto Accusa di Christopher Pike. Come per la Gaia, la collana inverte i nomi e diventa Junior Giallo partendo da Miss Marple alla riscossa di Agatha Christie edito con una nuova veste grafica sempre nel 1997, fino al numero 126 intitolato Il pugnale del principe di Dennis Hamley.
La scelta degli autori non è casuale. In questa collana troviamo veri maestri del giallo come Agatha Christie, Alfred Hitchcock, Simenon, Ellery Queen, Rex Stout e Cornell Woolrich. Ma gli autori più coinvolgenti che hanno affascinato i ragazzi sono Christopher Pike e Akif Pirinçci.
È presente anche un autore spagnolo, Jordi Sierra i Fabra, catalano,  che riscuote successo con il suo libro Hanno ucciso un robot.
Riporto un commento su questo libro tratto dal “Tuttolibri”[20] della “Stampa”.

La suspence è il piatto forte anche di Hanno ucciso un robot (Mondadori, pp. 156, L. 10.000), un suggestivo giallo fantascientifico dello spagnolo Jordi Sierra i Fabra. Intorno al blocco di ferro che, «cadendo» da una gru, schiaccia il robot Nedemin, si scatena una ridda di ipotesi in quanto su Terra 2, dove uomini e robot vivono in armonia da millenni, non si è mai verificato un simile attentato alla pace. Del resto neppure il responsabile delle indagini, l'astuto Zuk «unico ad essere nello stesso tempo uomo e macchina», crede che un umano abbia qualche motivo per sopprimere un robot. E, d'altro canto, «nessuna macchina ha in sé il codice della violenza». Ma Zuk è di quelli che non mollano: addentratosi in un labirinto di agguati e di depistaggi, riesce a far luce sulla vicenda.

Tra i primi dieci titoli abbiamo un libro scritto da un autore tedesco di origine turca, Akif Pirinçci, il cui pubblico di ragazzi si appassionò molto: La società dei gatti assassini. Titolo originale dell’opera invece è Felidae, il programma utilizzato dal gatto Pascal.
La storia è narrata in prima persona (persona felina, ovvio) dal protagonista,
Francis,  un micio giovane, molto curioso e amante dell'avventura. Ha un padrone di nome Gustav che per mestiere scrive racconti per riviste femminili, ma la cui grande ambizione è comporre ponderosi volumi di archeologia. In comune con Francis, anche se Gustav non lo sa perché per lui il nostro eroe è solo un gatto, ha la passione per la filosofia, l'arte e i vecchi film.
I due si vogliono molto bene, anche se a modo loro. Niente fronzoli, niente smancerie. Francis sa sempre trovare i mille difetti di Gustav, è impietoso con il suo padrone.
Gustav è una persona molto sola, facile preda di mille entusiasmi che poi invariabilmente abbandona perché incapace di seguirli, è uno sconfitto e Francis costituisce tutta la sua famiglia.
La storia comincia quando Gustav e Francis arrivano nella loro nuova casa. Si tratta di una cadente villetta abbandonata a tre piani, di cui loro occuperanno il pianterreno, e dall'aspetto decisamente malandato. Francis, col suo potente olfatto, sente subito che ci sono in giro odori strani.
Oltre a quelli di marcio, deiezioni di topi e gatti, c'è anche un sottofondo di odori di sostanze chimiche, come quando si entra in ospedale o in farmacia. Gustav non nota nulla, per lui quella è la sua splendida casa nuova e tutto ciò a cui pensa è cercare di sistemarla (ovviamente con esiti fallimentari).
Francis invece decide di esplorare l'ambiente. E il primo gatto con cui fa conoscenza è un personaggio assai curioso. Si chiama Barbablù, è un tipo riservato e di poche parole, un maine coon di un colore indefinibile, privo di un occhio, di una zampa posteriore e con la coda tranciata.
Ma che razza di incidente può averlo ridotto così? Barbablù racconta a Francis alcuni inquietanti avvenimenti di quel posto. Pare che qualcuno ultimamente si diverta a uccidere i gatti. Non tutti i gatti, solo quelli in amore.
Le vittime vengono sempre ritrovate con profonde ferite alla nuca, ferite che appaiono provocate da morsi, e questo fa capire a Francis che quasi sicuramente sono stati uccisi da altri gatti, e non dagli umani come sostiene Barbablù. Ma perché? Francis analizza le ultime vittime, un giovane micio e un gatto più anziano, di nome Profondo Rosso, che prima di morire ha avuto la forza di trascinarsi fino a casa. Ha anche modo di conoscere Kong, un grosso Sacro di Birmania, rozzo e attaccabrighe boss del quartiere, e i suoi scagnozzi Hermann e Hermann, due fratelli.
Questi avvenimenti, uniti allo stato miserevole della casa in cui vive, portano a Francis molti incubi. Una notte il micio si sveglia sentendo dei rumori inquietanti provenire dal piano di sopra. Incapace di tenere a freno la propria curiosità, Francis va a vedere cosa accade, e scopre che proprio sopra la sua testa si sta tenendo una misteriosa cerimonia di gatti.
Al centro un gatto bianco di nome Jocker funge da sacerdote, mentre tutti gli altri mici del quartiere (sì, anche l'amico Barbablù) intonano una nenia lamentosa inneggiando a un certo martire Claudandos e saltando su fili elettrici scoperti per provocarsi volontario dolore. Sembrano tutti invasati e Francis non impiega molto a decidere che evidentemente sono loro, in qualche rituale degenerato alla follia, a provocare le morti degli ultimi giorni. Ma il Nostro si fa sorprendere e, inseguito dagli adepti, fugge sui tetti.
Nella sua fuga, Francis finisce col trovare scampo in una casa. Qui c'è una bellissima gatta, una blu di Russia di nome Felicitas. Lei è cieca, fin da quando era molto piccola, ma ha buon udito e ha ascoltato i delitti. Racconta a Francis di aver udito qualcuno che parlava con le vittime prima di ucciderle, come se volesse convincerle di qualcosa (a non accoppiarsi? O a non accoppiarsi con un determinato gatto?) ma è certa che gli adepti di Claudandos siano innocenti.
Le cerimonie sono un mezzo dei gatti della zona per sfuggire alla noia, nulla di più. Secondo il mito Claudandos è un gatto che in vita ha molto sofferto, che ha subito grandi torture al punto di innalzare una preghiera per esserne liberato.
E il Signore, ascoltando le sue suppliche, ha sconfitto il mostro che lo torturava e ha portato Claudandos in cielo.
Tutto qui! In quella giunge Barbablù, che ancora sta seguendo l'amico: Francis ha frainteso tutto, loro non vogliono fargli del male ma solo spiegargli cosa stavano facendo. Barbablù porta Francis dal gatto saggio del quartiere. Si tratta dell'anziano Pascal, gatto nero e molto colto. Il suo padrone è uno scienziato ricco e amante dello stile.
Ha una casa che pare un museo, una biblioteca scientifica fornitissima e un grande quadro raffigurante il suo idolo: Mendel, l'uomo che scoprì la genetica. Francis non ricorda chi sia quel Mendel, dal momento che si tratta di un monaco giunge alla conclusione che lo scienziato sia semplicemente un tipo religioso.
Il padrone di Pascal è spesso via, e durante le sue assenze il gatto ha avuto modo di imparare moltissime cose, anche l'utilizzo del computer. Francis sente che Pascal è uno spirito a lui molto affine e immediatamente ne diventa amico. I due decidono di indagare insieme sui delitti. Il gatto nero gli mostra i suoi lavori al computer: uno studio sui felini e un vasto database che cataloga tutti i gatti vissuti in zona negli ultimi otto anni, comprese le ultime morti. E Pascal sta appunto aggiornandolo aggiungendo l'ultima vittima: Felicitas! La gatta è stata uccisa proprio subito dopo che Francis l'ha lasciata. Incredulo, Francis si precipita a casa della blu di Russia per scoprire il suo padrone disperato e la gatta col collo spezzato. Sconvolto, Francis giura vendetta.
La sua tesi dei gatti che vengono uccisi quando sono in calore, affinché non si riproducano, regge ancora: Felicitas è stata uccisa perché testimone. Ed è stato proprio Francis a condurre da lei i suoi assassini. Ma perché qualcuno vuole impedire ai gatti di accoppiarsi? Per distrarsi quella notte Francis decide di andare a caccia di topi nelle cantine di casa sua. E trova qualcosa: delle carte abbandonate, tra cui un diario, il diario del professor Julius Preterius. Questi è un ricercatore che otto anni prima ha operato in quella villetta. Lì lui aveva il suo laboratorio.
Preterius stava cercando, per conto di una casa farmaceutica, un prodotto che servisse a cicatrizzare rapidamente le ferite. Gli esperimenti erano condotti sui gatti. I felini venivano tagliati e poi cosparsi con questa sostanza. Ma tale sostanza non pareva funzionare mai, spesso anzi finiva col corrodere completamente i tessuti delle cavie che poi dovevano essere abbattute.
Un giorno un giovane gatto randagio si era ritrovato davanti a quelle porte e Preterius l'aveva adottato. Inevitabilmente aveva finito con l'usare anche lui come cavia e, strabiliante, su quel gatto la sostanza funzionava. Ma solo su di lui. Il gatto era stato chiamato Claudandus, che vuol dire "colui che dev'essere chiuso". Infatti il micio, come gli altri animali da laboratorio, veniva tenuto chiuso in una gabbia.
Le cose per Preterius andavano sempre peggio, non vedendo risultati la casa farmaceutica gli aveva tagliato i fondi, al punto che lui aveva cominciato a rapire i gatti del vicinato per procurarsi nuove cavie, i suoi collaboratori l'avevano abbandonato e lui era scivolato nella follia.
Gli esperimenti sugli animali, e su Claudandus in particolare, erano sempre più crudeli. Una sera, mentre rimetteva il gatto -ormai ridotto a un ammasso di cicatrici- nella sua gabbia, Preterius vide che Claudandus aveva uno sguardo nuovo, disperato "come se avesse perso l'innocenza". Poco dopo Claudandus gli aveva parlato, e l'ultima pagina del diario è un folle delirio sui gatti che vanno liberati e sulla cerimonia della consegna del Nobel.
Francis non fa in tempo a riflettere sulle scoperte, sul fatto che Claudandus è esistito davvero e che tutti i gatti malandati o mutilati che ha visto (inclusi Barbablù e Felicitas) sono reduci di orribili esperimenti, perché viene aggredito da Kong che gli confessa di essere l'assassino, minaccia di ucciderlo e lo obbliga alla fuga.
I gatti finiscono in un giardino e scoprono un'altra vittima, la siamese Solitaire, anche lei con la nuca sfondata, mentre i gattini che portava in grembo ormai morti. Solitaire è la compagna di Kong, e il rozzo micione pare sconvolto per questa scoperta. È evidente che lui non è l'assassino, ma solo uno sbruffone. Ma ecco che scorgono qualcuno, un gatto, che si nasconde e fugge. Lo inseguono, ma solo Francis riesce a pedinarlo. Che sia lui l'assassino? Francis segue il misterioso gatto fin sottoterra, dove in curiose catacombe medievali lo trova.
Si tratta di un persiano sporco e arruffato di nome Isaia. In fondo alle catacombe c'è una sala, con un altare, e le nicchie votive sono piene di gatti morti e scheletri di gatti. Questo sembra accusare il persiano, ma Isaia è innocente, sebbene la sua vita sia alquanto strana.
Dalle sue parole Francis comprende che Isaia è un'altra vittima sfuggita dal terribile laboratorio di Preterius. Una volta scappato ha trovato rifugio in quelle catacombe, dove è stato accolto da Jocker che all'epoca era un randagio e aveva solo visto dall'esterno gli orrori del laboratorio. Jocker era stato il primo a cominciare a parlare di Claudandus e aveva lasciato Isaia in quel luogo sinistro intimandogli di fare il guardiano dei morti. Infatti di lì a poco nelle catacombe venivano lasciati gatti assassinati, a quanto pare dallo stesso Claudandus. Isaia non lo vedeva mai, ma aveva l'ordine categorico di occuparsi dei gatti morti vegliando e portando fiori, e di non lasciare mai le catacombe.
Da qualche settimana però non gli vengono più portati gatti, e Isaia, temendo di essere stato dimenticato, s'è azzardato a uscire. Francis comprende che Isaia è stato vittima di un raggiro, capisce anche che gli omicidi vanno avanti da molti anni, e solo da poco l'assassino ha cominciato a svelarsi non nascondendo più le vittime.
Capisce pure che Jocker deve sapere qualcosa: lui è l'unico che conservi memoria di Claudandus vivo!
Il mattino porta a Francis una sorprendente novità: una splendida gatta dal pelo color sabbia e gli occhi ammaliatori intona un irresistibile canto d'amore per lui. La gatta è molto misteriosa e non vuole rivelare il suo nome, dice di essere di una razza antica e nuova. Barbablù ne ha visti altri come lei. Sono gatti apparsi da pochi anni nel quartiere, ma stanno sempre per conto loro senza dare confidenza agli altri.
Proseguendo le indagini assieme a Pascal (che oltre ad essere anziano ha anche un male incurabile, un tumore all'intestino che secondo il veterinario non gli lascia ancora che pochi mesi di vita), Francis scopre che negli ultimi otto anni le vittime devono essere circa 450! Jocker viene cercato dal suo padrone, che ha un negozio di porcellane dove si vendono quelle orribili statue a forma di gatto, ma non viene trovato.
Fuggito? E' forse un'ammissione di colpevolezza? Francis e Pascal convocano in riunione tutti i gatti del quartiere per comunicare le loro scoperte, comprese quelle del laboratorio di Preterius. Molti di loro erano stati sue vittime ma l'avevano dimenticato perché all'epoca erano piccoli. Il ricordo delle sofferenze subite provoca grande commozione in tutti i gatti.
La riunione si scioglie e tutti tornano a casa. Ma Francis non è ancora convinto. E' la notte di Natale e lui vuole passarla con Gustav, che senza di lui resterebbe solo. Prima però vuole cercare meglio Jocker, perché non riesce a spiegarsi la sua colpevolezza.
Che motivo avrebbe avuto? Perché uno che ha visto i propri simili soffrire tanto dovrebbe poi volerli uccidere? Il Nostro si reca allora al negozio di porcellane e qui, nel magazzino, tra le statue di gatti, c'è anche Jocker. Morto e perfettamente mimetizzato tra i fragili oggetti. Un morso sulla nuca e nulla più, quindi è stato qualcun altro a ucciderlo. Ma lui doveva essere consapevole e consenziente, altrimenti almeno uno dei fragili manufatti che si affollano attorno a lui sarebbe caduto.
Francis torna a casa: Gustav ha festeggiato da solo e si è addormentato su un libro di archeologia e qui un'illustrazione colpisce il Nostro: un dipinto dell'antico Egitto che raffigura un gatto, un gatto identico alla sua misteriosa amante. E d'un tratto Francis ricorda anche qualcos'altro. Quel Mendel... sì, chi era? basta consultare l'enciclopedia di Gustav per saperlo. Genetica, sì... qualcuno che sta applicando la genetica sui felini. E il nome del padrone di Pascal, dove l'ha già visto? Ma certo, nel diario di Preterius!
Come un lampo la verità colpisce Francis: ora lui sa chi è l'assassino e perché ha fatto tutto ciò. E corre a casa sua. Francis non mette molto a scoprire sul computer del colpevole tutti i dati che lo incriminano. E' tutto presente nel suo database, compreso l'elenco dei gatti del quartiere e la loro fine. Sì, perché l'assassino è Pascal. Lui è Claudandos, il gatto sul quale Preterius si era accanito con i suoi crudeli esperimenti. Ed è lo stesso Pascal Claudandus a confessare. Perché l'assassino non nascondeva più le vittime?
Perché era invecchiato e non ce la faceva più a trascinarle fino alle catacombe! Ma cos'era successo davvero a Claudandus? Perché da vittima si era trasformato in carnefice? Quando lui era arrivato da Preterius era un gatto randagio giovane e ottimista, che amava la vita, amava correre tra i prati, cantare al chiar di luna e corteggiare le gattine, e vedeva tutto in rosa.
Scoprire cosa accadeva in quel laboratorio lo aveva sconvolto, ma man mano che subiva sulla propria pelle quelle torture qualcosa era cambiato in lui. La sofferenza era diventata odio.
Una sera, non potendone più, aveva deciso di parlare a Preterius, ormai folle, contravvenendo alla legge che vieta categoricamente agli animali Inviolati di parlare con gli umani Impuri. Lui invece gli aveva parlato con parole umane, l'aveva convinto a farlo uscire dalla gabbia, quindi l'aveva ucciso azzannandolo alla gola. Aveva liberato gli altri gatti ed era svenuto.
Il giorno dopo era stato ritrovato dal suo attuale padrone, che era stato uno dei collaboratori di Preterius. Era stato curato ed era guarito. Ma solo nel corpo, non nello spirito. Dentro di sé aveva cominciato a elaborare un piano: creare una razza di gatti nuova, ma antica, una razza di gatti primordiale, selvatica come quella che ancora dominava nell'antico Egitto, che un giorno si sarebbe ribellata all'uomo cancellandolo dalla faccia della Terra.
L'unico che l'aveva appoggiato era stato Jocker, che poi gli aveva chiesto di ucciderlo per paura di essere scoperto da Francis e tradire la causa.
I gatti erano stati selezionati in base a caratteristiche ottimali, e quelli non selezionati che cercavano di accoppiarsi o di avere cuccioli con quelli della nuova razza, la cui purezza doveva essere mantenuta perché il progetto avesse successo, venivano uccisi. Ai gatti della nuova razza veniva insegnato a non mescolarsi con gli altri gatti e a odiare gli uomini. Avrebbero dovuto solo fingersi dolci e amorevoli con loro fino al giorno della vendetta. Ma ora Pascal è anziano e malato, non gli resta molto da vivere, e desidera che Francis, con la sua intelligenza, raccolga la sua eredità, che porti avanti il suo progetto di vendetta.
Francis non ci sta, lui non vuole prendere parte a questa follia, non vuole uccidere i suoi simili, ma soprattutto sa che ci sono anche uomini buoni. Come Gustav, per esempio, il cui amore per il felino è sincero e incondizionato, e ampiamente ricambiato.
Pascal s'infuria e aggredisce Francis, ma nella colluttazione il computer cade in terra e le scintille appiccano un incendio. Pascal viene colpito mortalmente e mentre spira noi cogliamo tutto il suo dolore. Nella vita di Pascal/Claudandus c'è stata tantissima sofferenza, lui non riusciva a vedere il bene, solo il buio. Ma non era sempre stato così, lui una volta era un gatto buono, che amava la vita... è stato l'uomo a cambiarlo e a fargli perdere la sua innocenza!
La storia si conclude con Francis che torna a casa ferito e viene curato con amore da Gustav; la nuova razza (inclusa la bella ammaliatrice incontrata da Francis), rimasta senza capo, perde il suo alone di mistero e si mescola finalmente agli altri gatti e Isaia. Francis e Barbablù lo convincono ad abbandonare le tetre catacombe e lo affidano alle amorevoli cure di un oste. Francis finisce di meditare sulla triste sorte di Pascal, torturato al punto da perdere l'innocenza. Quell'innocenza che tutti gli animali hanno e che gli uomini hanno perduto.
Ma se è vero che anche gli uomini in fondo sono animali, allora un po' d'innocenza debbono averla anche loro. Ed è in quella che Francis spera per poter vivere tutti insieme, in pace.
Questo volume esce nell’ottobre del 1990 riscuotendo un buon successo sin dal suo primo apparire. Pubblicato l’anno precedente nella Goldmann in lingua originale tedesca, il libro ha raggiunto le 45 ristampe. Inoltre da questo giallo è stato tratto un cartone animato con il titolo tedesco del libro: Felidae.
Dal libro è stato tratto nel 1994 un film d'animazione, disponibile su youtube, a cui ha partecipato lo stesso Akif.
È interessante notare il brusco cambiamento di stile del protagonista, pur non essendo mai descritto, nelle prime copertine è definito come un gatto arancio, mentre nel film si sceglie una colorazione più scura. Non è chiaro quale delle due debba considerarsi canonica, vista la partecipazione di Akif al film, ma quest'ultima è quella largamente considerata dai disegnatori, anche per fan-art dei libri successivi.
È interessante notare come il film d'animazione non operi nessuna censura rispetto al libro mostrando con crudezza scene di morte e scene da incubo, inclusa un'esplicita scena di sesso felino. Motivo per cui la visione non è decisamente adatta ai bambini anche se scritto dai dodici anni in su.
La saga inizia con La società dei gatti assassini ma continua con il ciclo di Felidae composto da sette volumi.
Il giornale “La Stampa” ha pubblicato in merito un articolo[21] nel novembre 1993 di notevole interesse: Best seller coi baffi, il feroce assassino è un micio.
L’autore, Emanuele Novizio, mette in risalto il successo di Felidae, in testa nelle classifiche librarie in Germania.
Il giornalista spiega come il libro sembri, a prima vista, un poliziesco come tanti altri, mentre ci si accorge di essere alle prese con un giallo “ecologico”, con felini come protagonisti e tra questi l’investigatore Francis.
Afferma Novizio:

«Sono infatti le devastazioni ecologiche dell'uomo a imporre le condizioni, e la scintilla, per la serie di assassinii in cui si trova coinvolto Francis. E' l'uomo a creare la «foresta artificiale» nella quale gli animali non possono più vivere, è lui a ripopolarla goffamente con i felini che l'abitavano una volta. E' dunque l'uomo il colpevole indiretto delle stragi compiute dalla banda di gatti che sarà Francis a sgominare: randagi che per sopravvivere hanno abbandonato la  foresta e si sono incattiviti, fino a impazzire.»

Lo stesso giornalista individua così le cause del boom delle vendite di Felidae:

«in Germania sono oltre quattro milioni e mezzo le persone che vivono con un gatto, l’animale in assoluto più amato e coccolato dai tedeschi. Francis, il gatto protagonista di Felidae, rivela un’attitudine alla riflessione filosofica inabituale anche per molti umani»

Akif Pirinçci ha ottenuto un altro grande successo con il libro Die Damalstür (Alla Porta), sempre pubblicato dalla Goldmann, che lo ha confermato come migliore scrittore tra l’horror e il giallo.
In Germania è uscito il film Die Tür (La Porta), che ha avuto una buona critica anche in Italia. Il protagonista, David Andernach, è un pittore famoso, con una bella moglie e una figlioletta, Leonie. Un giorno, distratto da un’avventura extra coniugale, perde di vista Leonie, la quale cade nella piscina del giardino di casa e muore.
David, dopo cinque anni e il divorzio, sopravvissuto al tentativo di suicidio messo in atto in quella stessa piscina, insegue una farfalla e finisce in un tunnel vicino a casa. Si ritrova, riportato indietro nel tempo, al giorno della tragedia della figlia. Per David è la nuova occasione: di colpo è ancora in quel giorno fatale, ma sapendo quel che sa adesso, evita per un pelo la catastrofe. Sua figlia è salva, ma questo ha un prezzo.
Scopriamo che in un universo parallelo, dove tutto quello che vediamo non è avvenuto, c’è un padre che non ha mai perso sua figlia.
La giornalista Anna Maria Pelella[22] così commenta:

«Questa variazione sul tema dei mondi paralleli ha un suo sottile fascino. David ha la sinistra apparenza di uno che nasconde qualcosa, ma dopo tutto è vero, e inoltre ha cinque in più rispetto al sé stesso che non ha perso la figlia. Quindi ecco fare la sua comparsa, la tintura per capelli e lo sbiancamento della coscienza, a questo punto ferocemente consapevole della fugace essenza della felicità. David diventa quindi un uomo nuovo, lascia l’amante e si dedica alla ricostruzione del suo rapporto di coppia. Leonie però ha capito qualcosa, e questo è un dato di cui tener conto.»

Il legame con la saga di Felidae è molto forte. Infatti Akif Pirinçci inserisce sempre nei suoi gialli l’elemento del tempo e spesso  la creazione di un mondo parallelo e artificiale.
Francesca Lazzarato propone all’interno della collana Junior un’antologia di racconti di Agata Christie. Nella presentazione de La signora del delitto, l’editor fornisce una traccia sintetica della vita della scrittrice e ne menziona le opere più importanti, spiegando le caratteristiche principali di ciascun detective[23]. Miss Marple viene descritta come una piccola, anziana, fragile con i capelli bianchi e gli occhi blu, nubile, elegante e amante del giardinaggio.
Poirot come un ometto straordinario con un portamento dignitoso ma al contempo vanitoso, preciso e ordinato. Parker Pyne è descritto come un uomo di mezza età, grasso, calvo, occhialuto e cordiale. 
Un autore pubblicato in Superjunior per i suoi romanzi horror viene qui proposto con gialli insoliti. Si tratta di Christopher Pike. I suoi libri più famosi sono Week-end, Ultimo atto, Ricordati di me. I protagonisti dei romanzi di Pike sono giovani bizzarri e violenti soprattutto nelle gite o in assenza di adulti.
La trilogia di Ricordati di me ha avuto un grande successo presso i giovani a partire dall’uscita del primo volume, intitolato appunto Ricordati di me, nel 1992.
Nel 1996 esce il continuo La morte può attendere (Remember me 2: The Return). Entrambi i libri sono poi ristampati per un periodo limitato nella collana I miti Junior.
Per alcuni tratti sembrano gialli di poco conto solo perché i protagonisti sono giovani irrequieti ma la caratteristica dei romanzi di Pike è particolarmente innovativa.
È la stessa vittima che indaga per capire chi è l’omicida. Considerati thriller paranormali dove l’emarginazione e l’uso della droga fanno da sfondo in un’ America poco conosciuta, Pike mette in risalto giovani diciottenni senza molte prospettive.
Rispetto ai romanzi horror, Pike nei romanzi gialli accentua di più un malessere interiore nei giovani mentre negli horror tale condizione psicologica sfocia in una violenza ben più rimarcata, tipica dell’America di strada.
Sarà con il 2002 che la trilogia di Pike si concluderà. Infatti uscirà con il titolo italiano Ancora tra noi il terzo libro che originariamente si chiama Remember me 3: The Last Story.






[1] Peter Dickinson, Eva, Gaia Junior, Mondadori, Milano 1990.
[2] Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb,
    2006 pag. 121 in Emilio Varrà La magia come salvezza. 
[3] Margaret Mahy, La figlia della Luna, Gaia Junior, Milano, Mondadori, 1990 pp. 146 e 147.
[4] Associazione culturale Hamelin, Contare le stelle. Venti anni di letteratura per ragazzi, Bologna,
    Clueb, 2007, pag. 190.
[5] Patrick Kindl, Il Gufo Innamorato, Gaia Junior, Milano, Mondadori, 1995.
[6] Dai «Nidi di Ragno» agli occhi di Rosa Bianca  in W. Fochesato, Raccontare la guerra Libri per bambini e ragazzi, Interlinea, Novara, pag.156.

[7] Christine Nöstlinger, Due Settimane in Maggio, Gaia Junior, Mondadori, Milano, 1991, pag. 152.
[8] Fernando Rotondo, Diversità, adolescenza e arte salvifica, Liber n.76.

[9]  Fernando Rotondo, Diversità, adolescenza e arte salvifica, Liber n.76
[10] Antonio Faeti, Gli amici ritrovati, Bur ragazzi, Milano, 2010, pagg. 29-33.
[11] L’urlo di Chas e il paradiso di Harry: I libri di Robert Westall in W. Fochesato, Raccontare la guerra
   Libri per bambini e ragazzi, Interlinea, Novara, pag.165.

[12] Faeti A., Dentro il rifugio, fuori dal guscio, in I diamanti in cantina, Milano, Bompiani, 1995
[13] Robert Westall, Blitzcat, Superjunior, Mondadori, Milano,  1995, pag. 58
[14] L’urlo di Chas e il paradiso di Harry: I libri di Robert Westall in W. Fochesato, Raccontare la guerra
    Libri per ragazzi, Interlinea, Novara, 2011, pagg. 165-169. 

[15] L’urlo di Chas e il paradiso di Harry: I libri di Robert Westall in W. Fochesato, Raccontare La guerra
    Libri per bambini e ragazzi, Interlinea, Novara, pagg. 171-173.
[16] Ibid, pag. 169.  

[17] Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb,
    2006 pag. 123 in Emilio Varrà La magia come salvezza.
[18] Associazione Culturale Hamelin, Contare le Stelle. 20 anni di letteratura per ragazzi, Bologna, Clueb,
    2006 pag. 204.
[19] Ada Gigli Marchetti, Libri Buoni e a Buon Prezzo Le edizioni Salani (1862-1986), Milano, Franco An
    geli Editore 2011.
[20] Fernando Albertazzi, Bambole e Robot con tanti brividi, “Tuttolibri” – numero 764, La Stampa, 24 ago 
    sto 1991, pag. 8.
[21] Emanuele Novizio, Best-seller coi baffi, il feroce assassino è un micio, “La Stampa”,  16 novembre  
    1993.

[22] Anna Maria Pelella, The Door, “Cinemalia”, 24 gennaio 2011.
[23] Agatha Christie, La signora del delitto, Giallo Junior, Mondadori, Milano, 1991.

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