venerdì 2 novembre 2012

La Zona D'Ombra di Sonia Alfano. Un altro ennesimo libro di mafia.

Da quando Saviano scrisse ai tempi Gomorra alcuni politici, simpatizzanti di politici, amici di figli di vittime della mafia si sono messi a scrivere biografie, pseudo saggi storici e tante altre cose con tematica la mafia & Co. Come si può ben capire se da un lato c'è la narrativa vampiresca per adolescenti, in saggistica c'è Mafia. Il che mi viene da pensare come un'ennesima tattica commerciale. Storie che si conoscono solamente rimesse alla ribalta da case editrici grosse. Mondadori, Rizzoli, Feltrinelli. E il che mi fa pensare un grande marketing accordato tra autore, agente letterario ed editore. Per fortuna nelle case editrici piccole questo non avviene e il prodotto risulta ben più credibile. Cosa che mi lascia alquanto perplesso è questa mania di pubblicare su carta volumi su volumi sulla mafia. Cambierà sicuramente il punto di vista di chi scrive ahimè l'avvenimento ma il fatto resta indiscutibilmente questo. Non è che alla fine si rimane vittima di un immaginario collettivo? Ebbene sì. Notiamo Saviano. Finito argomento mafia non è in grado di mettere in risalto altri discorsi. Va bene leggere poesie in televisione ma creandosi il personaggio di anti-mafioso (perché il resto d'Italia sono tutti mafiosi?) non riesce ad affrontare altre tematiche. Idem per l'Alfano. Letto il libro, un'altra biografia con toni lacrimevoli quasi da romanzo della Rosamunde Pilcher ma che in sostanza già si conosceva. Credo che queste biografie, storie della mafia siano arrivate in un punto di non ritorno. Anche perchè parliamoci chiaro se si mette Beppe alfano su Google ce ne sono d'informazioni. In più un'ennesima fiction Rai con Beppe Fiorello e a questo punto credo non mancherà che nessun italiano non sappi chi era Beppe Alfano. son dell'idea che i morti debbano essere lasciati in pace. Non è allora meglio creare romanzi di formazione con protagonisti fittizi ma di esempio per tutti ed essere accessibili per tutti? Ricorderò per sempre che un sindaco entusiasta del mio secondo libro L'Età della Denuncia lo regalò ai ragazzi delle terze medie dopo aver parlato di legalità. Piacque perché una narrazione con diversi messaggi nascosti. E la gente si affezionò a tale personaggio. E anzi venne voglia di imitarlo e denunciare i veri mali, la mafia, ed essere al servizio delle persone. Eppure era un semplice e banale romanzo di formazione. Non un best-seller ma che seppe arrivare al cuore della gente. C'è modo e modo di avvicinarsi al tema della mafia e saper dare spunti di riflessione. Le biografie sono accettabili ma secondo tra un centinaio di anni. Una biografia scritta dopo 19 anni dalla morte (momento della pubblicazione) la vedo più come tattica commerciale. E poi solo per alcuni eletti. In questo tema, la mafia, sarebbe più giusto parlarne già con i ragazzi delle medie, con letture preziose come Per questo mi chiamo Giovanni o appunto il mio libro. Con la narrazione si raggiunge tutti. Ma con la saggistica e le biografie ahimè solo per alcuni. Che argomenti avremo dopo Mafia, Sfumature, Vampiri? Ecco che la società populista va alla ricerca di nuove tematiche da renderle moda. Poveri noi...Concludo che per avvicinare le persone all'argomento Mafia o Ndrangheta non c'è bisogno di saggi pesanti e grossi o biografie strappalacrime. La narrazione a volte è più d'impatto, accessibile a tutti e fa ragionare e smuovere le coscienze di più di una biografia che mette in risalto solo alcuni aspetti e tralasciando altri. La Legalità vince nel momento in cui le persone prendono coscienza delle loro azioni. Se per alcune persone è difficile far capire certi concetti non è una biografia che smuove le coscienze ma una storia ipoteticamente reale che può far si che il lettore s'impersonifichi con il personaggio. E qui l'obiettivo viene centrato.

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