lunedì 24 settembre 2012

I film spagnoli più prestigiosi: I Goya.


A partire dagli anni settanta il cinema moderno si diffondeva a macchia d’olio in tutta Europa. Complici di questa modernità erano classici, talvolta violenti, a porre in auge un cinema molto più cruento rispetto a quello del secondo dopoguerra. Film come Star Wars oppure Arancia Meccanica rappresentavano per i giovani un segno di modernità grazie agli effetti speciali.
Inghilterra e Stati Uniti si potevano contendere questo primato, mentre nel resto d’Europa il  cinema conservava gli aspetti tradizionali.  
In Francia la produzione cinematografica metteva in evidenza i classici temi dell’amore, del matrimonio e dei divorzi, capaci di trasmettere emozioni solo con le espressioni degli attori.
In Italia la cinematografia abbondava di film western e thriller con horror.
In Spagna la situazione era ancora diversa. Una lunga dittatura  (1939-1975), una cultura che rischiava di essere dimenticata, una vita prevalentemente precaria dove i poveri chiedevano l’elemosina ai turisti, e dove la ricostruzione di una nazione significava sacrifici, erano le problematiche degli spagnoli. Questo lo si può capire grazie a due film che hanno messo in risalto la vita spagnola in situazioni diverse. Il primo Los Santos Inocentes mostra due ambienti diversi di vita pur essendo un’unica nazione. Contadini che aiutano i padroni nelle cacce, comportandosi come i cani pur di sopravvivere e aiutare la loro famiglia. Padroni, in apparenza colti, capaci di prendere in giro le persone meno fortunate. Altro film, non meno importante è ¿Que hecho yo para merecer esto? dove si evidenziano le difficoltà economiche di una famiglia. Una madre costretta ad abbandonare il proprio figlio appena quattordicenne, affidandolo ad un dentista ricco e soprattutto amante dei ragazzi. Già si poteva immaginare una vita fatta di stenti dove le famiglie erano il più delle volte in litigio per un pezzo di pane.
Finito il periodo di transizione e complici le Olimpiadi a Barcellona nel ’92, la Spagna incominciò a beneficaire di un enorme flusso di turisti. Intanto anche il cinema metteva in risalto nuovi temi: la famiglia, i classici, ma anche il ricordo di una Guerra Civile che aveva messo in ginocchio l’intero paese.
Il cinema spagnolo ebbe una crescente evoluzione in più di venti anni, non solo per le trame, a volte commuoventi e ben congeniate, altre un po’ scandalistiche che attiravano un pubblico curioso, ma anche grazie ad un pubblico europeo che ne riconobbe la grandiosità.
L’inizio del nuovo millennio per il cinema spagnolo non significava solamente il principio di una nuova era perchè, mai come prima, si cercò di mettere in risalto valori che con il tempo stavano scomparendo. La Spagna cattolica era percepibile non solo in un film fatto appositamente in bianco e nero come You’re The One (Una Historia De Entonces), ma anche in altre pellicole grazie a una serie di tematiche che non riguardavano solamente questa nazione ma anche quelle europee. Ne sono una dimostrazione i film premiati a partire dal 2003 al 2006: lavoro (Los Lunes Al Sol), violenza nell’ambito delle mura domestiche (Te Doy Mis Ojos), eutanasia (Mar Adentro), traumi di guerra (La Vida Secreta de Las Palabras). Il 2007 invece per il cinema spagnolo è l’esordio del fantasy horror. Complice una trama ambientata al tempo del dopo-guerra civile, è la dimostrazione che anche il fantasy può essere ben apprezzato come in El Laberinto del Fauno, dando l’opportunità al regista Bayona di essere ben valorizzato nel 2008 con il film El Orfanato, che segue la scia del film precedente diretto da Del Toro. Discorso diverso va fatto per il 2009 dove il vincitore assoluto è stato Camino, film che mette in risalto fede e scienza. Nel 2011ritorna di nuovo il discorso della Guerra Civile con il film Pan Negro mentre il 2012 è l’anno del giallo/thriller con No habrà paz para los malvados.
In Italia invece la situazione è diversa. Dal cinema raffinato e bello si passò col tempo a prediligere un intrattenimento sciocco. Il cinema italiano, diversamente da quello spagnolo, ha messo in risalto la comicità volgare lasciandosi così sorpassare da una nazione che era partita dal  niente.
All’inizio del nuovo secolo in Spagna si tentò di fare del musical e si ottenne un grande successo. Uno di questi è El Otro Lado de La Cama di Emilio Martinez-Làzaro. Per la prima volta il musical non è solamente americano ma anche spagnolo. Gli attori oltre che recitare cantano con un’espressività magnifica: una fra tutti è Paz Vega. Ma non solo. Il cinema spagnolo valorizzò i suoi classici, in particolare quelli per ragazzi, facendo dei cartoni animati in 3D.
I più importanti e comunque maggiormente discussi furono El Bosque Animado diretto da Angel de La Cruz e Manolo Gomez e El Cid, La Leyenda, diretto da Jose Pozo. Questi due film raggiunsero anche l’Italia, acquistati da Medusa, ma non ebbero successo; purtroppo, il pubblico italiano non apprezzava questo genere di cinema spagnolo, anche perché la produzione cinematografica d’ animazione italiana non realizzava film che potevano interessare i giovani. L’unica pellicola d’animazione davvero coinvolgente fu La Gabbianella e il Gatto di Enzo D’Alò. Dopo questo grande esito l’Italia valorizzò il cinema d’animazione americano. 
Inoltre ci sarà una sezione dedicata ai film vincitori dei premi goya per il miglior film straniero in lingua spagnola. Alla fine del testo il lettore troverà una breve scheda bio-bibliografica dei maggiori registi spagnoli allo scopo di invogliarlo a vedere i film che hanno fatto la storia del cinema spagnolo. In paricolare questo testo si propone di dare al lettore una conoscenza generale dei film maggiori, con particolare risalto a quelli che hanno vinto i premi Goya.
 Introduzione: il cinema spagnolo sotto il franchismo (1939-75) e il cinema postfranchista (dal 75 al 86).

Per poter meglio conoscere la cinematografia spagnola dall’introduzione dei premi Goya (1986) ad oggi ho voluto tracciare a grandi linee il percorso della produzione filmica nel periodo franchista e postfranchista, dopo aver consultato diversi scritti, tra cui quello di Rick Altman[1] del 1966.
Il cinema spagnolo sotto la dittatura di Franco visse una profonda crisi dovuta alla scelta di generi, stili, temi ben definiti in quel momento; esso venne profondamente contestato da parte delle produzioni europee. Vi era una confusa situazione politica e le industrie cinematografiche, sotto l’influenza del regime,  privilegiavano solo quei registi filofranchisti. Negli anni ’40 Serrano Suñer, Ministro degli Esteri, cognato di Franco, decretò l’obbligo della censura preventiva dei copioni e delle sceneggiature e il 23 aprile 1941 rese obbligatorio il doppiaggio dei film stranieri, sul modello della mussoliniana Legge per la difesa della lingua[2]. Comparvero in quello stesso anno due film “maestri” del regime: Le due strade di José Luis Sàenz de Heredia e l’altro Rojo y negro di Carlos Arévalo. Il primo parla esplicitamente del Caudillo ed ebbe un successo glorioso;  il secondo parla della bandiera falangista, ma venne dimenticato. Successivamente vennero prodotti film che mettevano in risalto imprese eroiche, senza considerare la sanguinosa lotta civile che divenne un tabù. La casa di produzione cinematografica per eccellenza era la Cifesa[3]; rimase attiva fino al ’52 per poi scomparire definitivamente nel 1964. Tra i più celebri attori che hanno reso importante questa azienda troviamo Mary Delgado, Amparo Rivelles, Antonio Casal, Juan Espantaleòn. Tra prime e campagne pubblicitarie ci fu una sfarzosa programmazione; il tutto si combinava con le ambientazioni spettacolari. In questo contesto nascevano alcuni generi di notevole successo, come  la commedia che era un adattamento “alla spagnola” delle commedie italiane. Ci fu un cambiamento nella cinematografia a partire dal 1951. Siccome il regista De Orduña nel 1948 aveva tentato di fare la biografia di una regina complessa in Juana La Loca Locura de Amor, disapprovato dal pubblico, la Cifesa allora cercò di realizzare film basati su storie reali puntando su un cinema di denuncia voluto da Garcìa Escudero, direttore generale della Casa cinematografica. Ma il suo impegno e il suo interesse vennero smorzati dalla dittatura ben presente. Con la caduta della Cifesa si puntò solamente alla produzione franchista. Si affermò la Suevia Films fondata da Cesareo Gonzàles nel 1940, più duttile e con una politica di abbattimento dei costi che portò a collaborare con diversi produttori. Anche la Chiesa ebbe un ruolo importante nella cinematografia franchista. L’Aspa Films, fondata nel 1950 dal valenciano Vicente Escrivà iniziò il suo cammino con film diretti da Rafael Gil con temi religiosi. I più importanti sono Il Segreto di Fatima (1951) e La Guerra di Dio (1953). Tra gli attori esordienti in quegli anni vi è un giovane Francisco Rabal nel film Beta 7, servizio politico (1954).
Gli anni sessanta, in Europa come negli U.S.A, sono all’insegna del cinema d’autore. La Scuola di Barcellona – EOC tese a fare commedie che derivavano dal decennio precedente ma anche cinema d’autore che ricercava uno stile ermetico e sperimentava l’avanguardia. Il nuovo modo di fare cinema venne definito desarrollista[4] e culminò negli anni settanta quando nacque la tercera vìa. Si ebbero opere prime di registi importanti, tra cui Carlos Saura, Fernàn-Gòmez e Azcona, per citare i più famosi. Fernàn-Gòmez fece del cinema un incrocio tra sainete, genere grottesco o scherzo comico e il cinema d’autore. L’opera più importante fu El picaro. Oltre alla commedia spagnola un secondo filone da considerare è quello del “marito punito”.
Ma fu con la “terza via” che il cinema si espresse intellettualmente. Oltre a quest’ultima categoria, vi fu il cinema musicale. Nascono commedie leggere dove vari gruppi o cantanti pop recitano in scenari anni ’60. Vi era più permissività nell’esporre corpi nudi. La capitale culturale degli anni ’60 fu Barcellona[5]. Anche se vi è una certa confusione tematica emergono registi, quale Vicente Aranda, che cercano di realizzare film vicini al modello della New American Cinema: lavoro d’équipe, sistema cooperativo di produzione, spirito d’avanguardia, soggettivismo, uso di attori non professionisti e formazione non accademica dei tecnici. Sicuramente un film apprezzato nel genere musicale era Venta de Vargas, un film di Enrique Cahen Salaberry. L’attrice principale era Lola Flores, cantante, attrice e ballerina. I suoi film erano veri e propri successi. Oltre al già citato Venta de Vargas abbiamo La Faraona, Pena, Penita, Pena che hanno consacrato la Flores nel mondo del cinema spagnolo ed internazionale. Anche gli spaghetti western hanno una loro affermazione grazie a Eugenio Martín. Il film più famoso è El precio de un hombre. Il film del 1967 è il classico western con fucili, pistole, caccie e inseguimenti. Col tempo questo genere cinematografico è venuto a mancare e quindi la maggior parte dei film western li abbiamo nel decennio 60-70. Già verso gli inizi degli anni ’70 il PCE insistette sulla libera circolazione di pellicole che mostrassero il vero dramma della dittatura franchista. Questo era possibile poiché Franco stava morendo. I film più importanti di Vicente Aranda sono El Lute e Tiempo de Silencio. Il cinema del terrore ebbe una notevole produzione di film tra il 1972 e il 1973. Tra i film più importanti vanno menzionati Ceremonia Sangrienta di Jorge Grau interpretato da Lucia Bosé e El asesino està entre los trece di Javier Aguirre; quest’ultimo si rifà ad una storia di Agatha Christie[6] e tra i vari attori del film troviamo una giovane Carmen Maura.
Il cinema di transizione dopo la morte di Franco nel 1975 si divise in due filoni: il primo mette in risalto le tensioni politiche ed estetiche di questo periodo e l’altro risalta la normalizzazione e la stabilità all’interno dell’ambito europeo. Della prima corrente fa parte Carlos Saura, mentre del secondo periodo, una volta consolidata la democrazia si afferma come regista per eccellenza Pedro Almodòvar. I primi film sono decisamente brutali perché vogliono mettere in risalto la violenza subita ad opera del franchismo[7]. Nel 1977 viene pubblicato un decreto legge che introdusse la classificazione “S” per quei film che potevano ferire la sensibilità dello spettatore per il loro contenuto erotico o violento[8]. Questo genere chiamato cinema “S” della transizione alla democrazia comportò un certo interesse da parte del pubblico. Il film più famoso è Deseo[9] (1976) di Alfonso Belcàzar con Emma Cohen e Àngel Aranda; ha una trama semplice ma efficace. Un ragazzo, Luis (Jaime Gamboa), sulla spiaggia incontra una donna adulta, Marta (Emma Cohen). Successivamente la ritrova in casa sua quale amante di suo padre e sua insegnante di inglese. La donna si ritrova innamorata sia del ragazzo, che a sua volta  prova un certo fascino nei confronti di lei, sia del suo amante, padre di Luis, un dongiovanni che conquistava le donne con i regali ed esibendosi con l’auto prestigiosa. Dal mio punto di vista si risalta la satira dell’alta borghesia e le prime esperienze amorose di un adolescente. La pellicola pur essendo qualificata “S” per i suoi contenuti erotici e pur definita film dello spogliarello durante la transizione spagnola, allo spettatore non si è presentata eccessivamente volgare; tuttavia stimola l’immaginazione. Si è voluto mettere in risalto una società consumistica dove i giovani potevano leggere fumetti fantascientifici e i libri erano venduti ad un prezzo più economico e quindi accessibili a molti. Il secondo filone mette in evidenza traumi famigliari, quali incesti, fratricidi ed un esasperato esibizionismo[10]. Il regista Erice divenne famoso per Lo spirito dell’alveare mentre Almodòvar iniziò la sua carriera cinematografica con un film chiamato Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montòn. Da qui prende l’avvio la modernità che culminerà nel 1992 con l’Esposizione Universale a Siviglia e i Giochi Olimpici a Barcellona. Il primo film di Almodòvar mette in risalto l’estetica punk, il blob mediatico, la grafica ed estetica pubblicitaria. Fernando Fernàn-Gòmez passa da un cinema postfranchista verso una maggiore introspezione con un cinema  tradizionale come nel caso di El viaje a ninguna parte, dove è possibile leggere un intero commento a questo film. Il cinema spagnolo dopo la morte di Francisco Franco si distingue in tre momenti principali: il postfranchismo (1974/76), la transizione democratica (1977/82) e la democrazia (1983 fino ad oggi). Con la transizione democratica e il basso costo cinematografico si realizzarono varie pellicole di diversi generi. Durante la transizione democratica, il regista Jesùs Franco, ha sviluppato il genere cinematografico del terrore riscuotendo un enorme successo popolare con il film ¿Cuánto Cobra un Espía? del 1984, uno dei film più importanti della primissima democrazia. Il film è un misto tra thriller, commedia e fantasy e la pellicola esalta un nuovo modo di vivere. Sia il film di Franco che quello di Aguirre rappresentano una società consumistica e per un certo aspetto anche la voglia di confrontarsi con il cinema americano. Infatti le armi violente vengono risaltate come se dessero una certa sicurezza a chi le detiene.
Il cinema postfranchista viene esaltato anche grazie alla Radio Televisiòn Española (RTVE). Infatti nell’agosto 1979  venne firmato il primo accordo per produrre film e serial che saranno trasmessi su RTVE. Molte pellicole nascono da uno standard qualitativo collegato in genere a prestigiose opere letterarie. Il film e il libro simbolo della transizione democratica è La Colmena di Mario Camus del 1982 tratto dal libro omonimo di Camilo Josè Cela. Sempre Camus dirige un film nel 1983 che rappresenta una tendenza internazionale e la primissima democrazia. Il film in questione è Los Santos Inocentes basato sull’opera di Miguel Delibes. Il ministro della Cultura Jorge Semprùn con un decreto dell’estate 1989 incentivò il potenziamento della produzione di film con la RTVE cercando di valorizzare gli adattamenti letterari. È quindi naturale che in questo clima favorevole la stessa RTVE arrivi a produrre nel 1990 El Quijote, il classico di Miguel de Cervantes e nel 1995 La Regenta di Leopoldo Alas “Clarìn”; film televisivo che ha riscosso un grosso successo di pubblico. Il film diretto da Fernando Méndez-Leite risaltava una società capace di “far critica” in parte vera e in parte falsa. Il saggio scritto dalla professoressa Maria Rosso Gallo riguardante La Regenta[11] risalta innanzitutto la psicologia dei personaggi ma soprattutto mette in evidenza le parti più importanti di quest’opera considerata terza per valore dopo El Quijote e La Celestina. El Quijote diretto da Manuel Gutiérrez Aragón mette in risalto gli aspetti comici e drammatici dell’opera Cervantina; un grande esito in Spagna trasmesso dalla televisione nazionale, la RTVE, che ha saputo coinvolgere non solamente un pubblico colto ma ha saputo far apprezzare l’imponente opera anche ai meno interessati. La televisione ha avuto un ruolo fondamentale soprattutto nel nuovo millennio. Sono uscite serie televisive sulla scia di quelle americane tra le quali si ricorda El Comisario (prodotta da Telecinco) e Cuenta Atras (trasmessa da Cuatro). La prima serie televisiva riguarda la vita quotidiana nel commissariato di Polizia del fittizio distretto di San Fernando a Madrid. È dedicata soprattutto ad un pubblico adulto dove le tematiche sono più che attuali: violenze domestiche, tratte di prostitute, omicidi famigliari e spacci di droga. I personaggi principali sono Gerardo Castilla (Tito Valverde), Carlos Márquez (Juanjo Artero) e Jorge San Juan (Marcial Álvarez). Hanno fatto parte di questa serie attori di un certo calibro come Nathalie Poza, Tristán Ulloa e Silvia Abascal. La serie ha avuto qualche difficoltà a far breccia sul pubblico. Partita nel 1999 vi sono stati episodi clou che hanno attirato lo spettatore ma anche momenti in cui la serie televisiva non è stata percepita positivamente.
La seconda, Cuenta Atras, ha un cast eccezionale: José Ángel Egido premio Goya con Los Lunes Al Sol e Teresa Hurtado de Ory con Bárbara Lennie attrici che hanno commosso con il film Las 13 rosas. Il telefilm richiama Without a Trace, ma decisamente più ritmato e la violenza è molto contenuta. È senz’altro da catalogare tra i migliori telefilm spagnoli. I dati più significativi sono:

Il primo episodio Bosque del Olvido trasmesso martedì 8 maggio del 2007 con ben 2.829.000 spettatori e Camino de Canecencia nonché primo episodio della seconda serie con 1.495.000 spettatori.

Tutto questo significa innanzitutto la qualità del prodotto che viene trasmesso: se El comisario mette in risalto indagini sulla vita quotidiana con un ritmo lento e i personaggi tra di loro creano intrecci amorosi e scontati, Cuenta Atras ha decisamente un ritmo più veloce e soprattutto dei trucchi cinematografici ben costruiti; inoltre, le ambientazioni e la scelta di alcuni attori secondari per gli episodi, hanno fatto di questa serie una delle più favorite negli ultimi anni in Spagna. L’interesse da parte di un pubblico giovanile è dovuto grazie alla bravura di Dani Martìn, cantante del gruppo El Canto Del Loco e attore, che ha saputo coinvolgere sia lo spettatore che i suoi colleghi nelle indagini rispetto a Tito Valverde che è molto più distante dai suoi subordinati.
In conclusione, posso affermare che sia il cinema che la televisione, due mezzi di comunicazione importanti, sono riusciti a produrre forme di intrattenimento che hanno saputo coinvolgere gli spettatori più di quanto non fosse accaduto nei tempi in cui operava la censura franchista.

I materiali presenti nel blog sono coperti da copyright. 








[1] Rick Altman, Otra forma de pensar la historia (del cine): un modelo de crisis, in “Archivos de la Filmoteca”, n.22, Valencia, 1966, pp. 7-19.
[2] AA.VV, Un Cine para el cadalso, Barcelona, 1975
[3] F. Fanés, Cifesa. La antorcha de los éxitos, Valencia, 1982.
[4] Desarrollista significa genere legato alla trasformazione dei costumi  e dei consumi dello spagnolo di ceto medio negli anni del boom economico (N.d.A.)
[5] E. Riambau e C. Torreiro, Temps era temps. La Escola de Barcelona i el seu entorn, Generalitat de Catalunya, Departament de Cultura,  Barcelona, 1993
[6] L’autore si riferisce a Dieci Piccoli Indiani. Il film infatti racconta di una donna che vuole scoprire chi ha ucciso il suo marito e quindi invita contemporaneamente 13 amici che in qualche modo erano legati al suo marito. Violento in parte ma non da sconvolgere lo spettatore El asesino di Aguirre fa vedere quell’horror giallo semplice ma efficace senza impressionare.
[7] Peter Besas, Behind Spanish Lens. Spanish Films Under Fascism and Democracy,Arden Press, Denver, 1985
[8] Julio Aròstegui, La transiciòn (1975-1982), Acento, Madrid,  2000.
[9] Il film fa parte del cinema postfranchista in quanto realizzato l’anno dopo la morte di Francisco Franco (N.d.A).
[10] G. Edwards, Indecent Exposures. Buñuel, Saura, Erice & Almodòvar, Marion Boyars,  London – New York, 1994
[11] Mi riferisco al saggio El Narrador y El Personaje. En el mundo de Leopoldo Alas “Clarin” pubblicato da Edizioni dell’Orso nel 2001. Il libro contiene diversi saggi sui vari libri di “Clarin”. Per quanto riguarda La Regenta la Rosso ha dato priorità ad alcune parti fondamentali del testo che si sono rispecchiate nell’omonimo film della RTVE.

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