sabato 15 settembre 2012

Cinema e guerra. A volte la fantasia non fa bene.

Sono spesso incuriosito nei confronti di film con tematica la Guerra Civile Spagnola. In Spagna questo è un tema ricorrente. Senza nulla togliere, i film spagnoli, sono qualitativamente di ottima fattura e quantitativamente sono numerosi, ma senza mai stufare. Ho voluto analizzare alcuni film quest'estate. Da Ay, Carmela! fino a La Voz Dormida il cinema spagnolo ha saputo offrire diversi film con la tematica Guerra Civile Spagnola. Belli tutti ma alcuni ahimè un po' distorti dalla realtà. A cosa mi riferisco? A El Laberinto del Fauno. El Laberinto del Fauno,vincitore di ben tre Oscar come Miglior Fotografia, Direzione Artistica, Makeup, ha ottenuto anche sette Premi Goya: sceneggiatura originale, attrice rivelazione (Ivana Baquero), fotografia, montaggio, effetti speciali, suono, truccatori e parrucchieri. E’un film fantasy horror con riferimenti alla post-Guerra Civile spagnola.Alfonso Cuarón ricompare in veste di produttore, ruolo che gli riesce consono, presentando una favola dark e visionaria la cui impronta fantasy è unicamente un pretesto strutturale per denunciare gli orrori del regime franchista.La pellicola assume i connotati di favola realistica[1] che si apre sulle immagini inquietanti del regno sotterraneo sognato dalla piccola protagonista Ofelia, un mondo immaginario in cui “rabbia e dolore non hanno alcun senso”. La voce di sottofondo narra gli eventi in chiave favolistica e dipinge in pochi tratti l’immagine di Ofelia, reincarnazione solo sognata della regina di un regno sommerso che riemerge nel mondo reale perché ha nostalgia della luce e dei colori, per vivere solo qualche istante prima di consumarsi, evidente metafora del destino di Ofelia[2].
Gli eventi, ambientati in Spagna nel 1944, vengono smorzati attraverso lo sguardo innocente della bambina,una espressiva. Ivana Baquero, giunta assieme alla madre incinta presso l’avamposto militare del Capitano Vidal, uno straordinario Sergi Lopez, dove sarà testimone di efferati delitti perpetrati dal patrigno in tutta la sua ottusa e feroce crudeltà, ma in cui troverà anche l’affetto della domestica Mercedes interpretata non a caso da una strepitosa Maribel Verdú, segretamente alleata con i partigiani assieme al medico del capitano. Ma l’incontro più importante di Ofelia sarà con il Fauno, un essere metà uomo e metà albero, che le spiegherà il suo passato e il percorso che deve fare per ritornare ad essere la principessa di una volta. Il film è pervaso da un forte simbolismo [3]: la bellissima sequenza in cui s’immagina il feto in ascolto, mentre Ofelia gli racconta una favola per calmarlo, e alleviare il dolore della madre riconduce alla metafora dell’immortalità, irraggiungibile, sotto forma di rosa rossa arroccata su una montagna di rovi impenetrabili. 
La figura del Capitano Vidal riassume il lato più oscuro del regime franchista, con l’eterna ossessione per il tempo in tutte le sue forme (le scadenze, la puntualità, il ricordo: l’ultima richiesta ai partigiani è che venga detto a suo figlio a che ora è morto il padre); il maschilismo più retrivo, reso nell’atteggiamento di finta accondiscendenza nei riguardi della moglie incinta che tratta alla stregua di persona malata, costringendola sulla sedia a rotelle; tutta la crudeltà nel torturare e uccidere chiunque si opponga all’ideologia del regime. El Laberinto del Fauno assume molteplici valenze e si presta quindi a letture diverse. L’universo immaginario vissuto da Ofelia è a sua volta intriso di orrori e di metafore sul “mondo crudele” a cui fa riferimento la madre di Ofelia: le tre prove imposte dal Fauno ne racchiudono le figure-chiave: il rospo simboleggia il parassitismo, mentre l’uomo bianco con gli occhi sulle mani che mangia i bambini è spettro della pedofilia o altro significato più inquietante sono i campi di sterminio[4] (le scarpe ammassate, il coltello nella porticina rappresentante i forni crematori); lo stesso fauno è inquietante riflesso della virilità dalle ombre perverse, quasi demoniache, descritte da Mercedes: “Mia madre diceva sempre che dei fauni bisogna diffidare”. Ma stavolta il Fauno è il simbolo della verità e della giustizia. 
La pellicola si svolge in continui passaggi dalle immagini crude del mondo reale a quelle stranianti dell’universo immaginario, regalando momenti di grandi emozioni. Tuttavia siamo ancora molto lontani dal genio e dall’inventiva di Tim Burton, sebbene la struttura fantasy sia solo un pretesto narrativo, come afferma lo stesso regista Guillermo del Toro: “A volte intuisci che c’è qualcosa che va oltre la realtà fisica. Allora la religione e l’arte diventano i soli strumenti che ti permettano di dare forma e sostanza a questa intuizione. Horror e fantasy sono più efficaci del dramma quando si vuole affrontare un argomento serio e io preferisco creare un mondo dal nulla piuttosto che riprodurlo. Il fantastico è l’essenza del cinema: pensate a Cocteau, Murnau, Bava. Eppure sono ancora in molti a considerarlo un genere poco serio.” El Laberinto del Fauno è la dimostrazione di come anche un fantasy con ambientazione storica possa appassionare lo spettatore. Se ne La Vita è Bella la fantasia bisognava immaginarla, nel film spagnolo viene messa in risalto l’immaginazione. Commuove la pellicola, specie nel finale che non svelo, e stavolta il fantasy non è solamente guerra fantastica tra mostri immaginari ma è una lotta tra uomini dove gli esseri incantati, alcuni compiaciuti altri meno, favoriscono la crudeltà dell’uomo per farlo ragionare. È da rivedere ogni volta che si vuole apprezzare un film fantastico stile Mago di Oz ma che raggiunge il massimo splendore nei costumi e negli attori. Javier Navarrete ha composto una musica molto bella e soprattutto profonda. Pan’s Labyrinth Lullaby e Mercedes Lullaby hanno la potenza di scuotere lo spettatore che vede il film condividendo ciò che succede. È una delle poche colonne sonore capaci di far rivivere quei momenti. El Laberinto del Fauno  piace ancora ma la Guerra Civile Spagnola è ben altro. Con la scusa di un fatto storico se è dato vita ad un fantasy. Un fantasy che in parte rappresenta il vero, storpiandolo, ma rappresentandolo. Può essere apprezzato da un giovane, ma ad un adulto o da chi ha veramente vissuto quella guerra lascia l'amaro in bocca. 





[1] Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, Collecciòn Espiral, Ocho y Medio, Madrid, 2006
[2] Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, Collecciòn Espiral, Ocho y Medio, Madrid, 2006.
[3] Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, Collecciòn Espiral, Ocho y Medio, Madrid, 2006.
[4] Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, Collecciòn Espiral, Ocho y Medio, Madrid, 2006.

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